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Labardi: «Ora gli venga intitolato il Centro»

Roby: sposo la tesi di Mezzini, va ricordato con gioia. Pasetti: «Ci mancherà». L’abbraccio del Piacenza

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FERRARA. Ecco una carrellata di reazioni alla scomparsa di Gibì Fabbri.

Gigi Pasetti: «L’ho avuto da ragazzino, poi da adulto. Sono stato suo giocatore alla Spal ed al Piacenza, suo collaboratore in biancazzurro. Ha anticipato i tempi, di fatto ha introdotto la zona e predicava un calcio offensivo, con la manovra che doveva essere sempre impostata da dietro ed era finalizzata ad andare a fare gol. Ma, soprattutto, voglio ricordare il piacere che trasmetteva quando allenava, era felice come un bambino. Gibì ci mancherà».

Cristian Servidei: «Lo ricordo come un maestro, nel calcio e nella vita. Mi ha dato tanto. Io muovevo i miei primi passi professionali, e lui mi ha indirizzato, indicandomi come ci si comportava nello spogliatoio, come si viveva il pre-partita. Ed anche cosa rappresentava la famiglia: ci invitava a cena a casa sua, e l’atmosfera era un esempio. Ho fatto tesoro dei suoi insegnamenti».

Roberto Labardi: «Il 1º maggio ho perso mio babbo Remo, ieri è mancato il mio secondo papà. Lo è stato calcisticamente e soprattutto per l’affetto maturato negli anni, quando me lo sono “gustato” di più rispetto agli anni in cui giocavo. Le sue storie, i suoi aneddoti tra... leggenda e realtà, la sua incredibile memoria: poteva descriverti nei dettagli un’azione di gioco di una partita del 1949! Mi mancherà tanto, e adesso ho un desiderio: vorrei che gli venisse intitolato il Centro di via Copparo. Quello è il fulcro del calcio giovanile, Gibì è stato maestro di calcio e soprattutto lo viveva con l’entusiasmo e la genuinità di un ragazzino. Era affermato, aveva vinto due Seminatori d’Oro, ma era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via, guidava il trattorino trascinando l’apposita rete per curare il terreno e renderlo migliore. E poi sposo la tesi di Massimo Mezzini».

Che è questa...

Massimo Mezzini: «Per il modo con cui guardava al calcio ed alla vita, Gibì va ricordato con il sorriso. Con gioia».

Giorgio Zamuner: «Ci ha insegnato di più Gibì con le sue “parabole” ed il suo entusiasmo, di quanto non abbiano fatto tanti schemi».

Giuseppe Palazzese: «Ho appreso la notizia della morte di Gibì e sono rimasto incredulo. L’ho avuto come allenatore nella De Martino della Spal con cui abbiamo vinto lo scudetto nel 1967/68, battendo la Fiorentina. Ero un ragazzino, e forse anche per questo il suo ricordo per me è indelebile. Lo ricordo come un grande allenatore ed un grande uomo».

Giorgio Gambin: «L’ho avuto sei anni tra giovanili e prima squadra. Quando la Spal mi cedette al Brindisi, soffrivo; lui a novembre mi chiamò al Piacenza e mi fece rinascere. Con lui ho giocato i campionati migliori, mi capiva anche psicologicamente. Ci tengo a far sapere che il mio Piacenza, quello anche di Pasetti, Asnicar, Secondini, Righi, Gottardo e Manera, saluta Gibì con un abbraccio».

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