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LA LEZIONE

Semplicità e passione + competenza = Fabbri Ma quali scienziati...

FERRARA. Gibì Fabbri poteva essere abrasivo come carta vetrata. Ma, anche, tenero e commovente. Dipendeva dai momenti, dalle circostanze, dagli argomenti, dagli interlocutori. Con certezza era vero,...

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FERRARA. Gibì Fabbri poteva essere abrasivo come carta vetrata. Ma, anche, tenero e commovente. Dipendeva dai momenti, dalle circostanze, dagli argomenti, dagli interlocutori. Con certezza era vero, autentico. Sempre. Se doveva dirti una cosa, te la diceva. E, professionalmente, non ha nemmeno mai fatto pretattica. Ti chiamava nel suo spogliatoio, dopo la rifinitura del sabato mattina, e ti snocciolava l’undici. O te lo faceva capire. Magari dopo essersi divertito in campo ed averti coinvolto. Erano i tempi in cui potevi assistere all’allenamento dai bordi del campo, anche seduto in panchina. E potevi pure “sfidare” ai rigori, insieme agli altri cronisti, il portiere titolare della Spal. Si era tutti sulla stessa barca. Nel rispetto dei ruoli ma con una complicità che nel corso degli anni è andata smarrendosi, o hanno fatto in modo che venisse smarrita. Con Gibì no. Con lui era diverso. In tal senso è forse stato l’ultimo. Una linea di confine tra il prima e il dopo. Tra il calcio “pane e salame” e quello degli scienziati.

La prima etichetta era stata affibbiata a lui, a sminuirne figura, meriti, competenze. Troppo ruspante, per arrivare alla grande panchina che pure avrebbe meritato. Però era semplice nell’accezione più nobile, diciamo noi. E se i suoi concetti fossero stati spiegati da altri, con altre parole, costoro sarebbero passati per “profeti”. Gibì sapeva tutto, del calcio. Sfidiamo qualcuno a descrivere Eli Ohana nel modo in cui Fabbri ce ne parlò quando l’attaccante israeliano del Malines non era noto nemmeno ai difensori dell’Atalanta che dovevano marcarlo.

«Il calcio è semplice. Ma la cosa più difficile è giocare un calcio semplice», ha sempre sostenuto Johan Crujiff. Quella era la vera forza di Gibì. Capace anche di lasciarci una grande lezione, quella della passione per il proprio lavoro, della competenza senza bisogno di paroloni, del rispetto e del coinvolgimento.

Sì, ci sono state l’epoca di Gibì ed un “dopo Gibì”. Non sempre lo si è capito nell’immediato. Ma non è mai troppo tardi. (p.n.)

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