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C’era il “mondo” a Ferrara per l’addio a Gibì

Paolo Negri
C’era il “mondo” a Ferrara per l’addio a Gibì

I funerali di mister Fabbri hanno accolto ex delle sue squadre e tifosi. Don Poli: «Ha lasciato un segno importante»

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FERRARA. Gibì Fabbri apparteneva solo alla sua famiglia. Ma l’altra famiglia, quella “allargata” del calcio, sentiva il vecchio maestro come qualcuno di casa. Ovvio, Battista non era come gli attuali pseudo scienziati delle panchine che si piazzano su un piedistallo e tengono tutti a debita distanza. No, Fabbri coinvolgeva e si faceva coinvolgere. Questione di carattere, di educazione, di spessore umano. Così è stato per nulla sorprendente che ieri mattina a Chiesuol del Fosso, per i funerali dell’ex mitico allenatore, ci fosse il “mondo”. Ex calciatori, dirigenti, tifosi da ogni dove d’Italia. Si è potuto misurare in maniera tangibile l’affetto che circondava e ancora circonda l’uomo Gibì e l’allenatore Fabbri.

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Sotto il sole tonitruante già alle 9, il piazzale antistante il Pala Nobis - che sorge a fianco della chiesa, troppo piccola per accogliere tutti - iniziava ad affollarsi. Una marea umana che alle 9.32, quando è arrivato il feretro, già riempiva la struttura (addobbata con i gagliardetti di tutte le sue ex squadre e le foto delle formazioni allenate). Fuori, due ali di tifosi. A sinistra, guardando dall’interno, gli ultras del Vicenza, con un enorme striscione. A destra, la Curva Ovest della Spal, con un drappo altrettanto evidente, recante l’omaggio del popolo biancazzurro all’antico e sempre adorato nocchiero: «Negli ultimi anni di gloria il tuo nome ha scritto la storia». Tante maglie dei vecchi Astra Alcool e poi un coro alto, possente, a squarciare l’aria torrida ed accompagnare la bara nel brevissimo tragitto verso il Pala Nobis: «Gibì Fabbri eheee, Gibì Fabbri ohooo...». L’urlo della battaglia sportiva che calava dalla Ovest ai tempi belli. Ultras di Spal e Vicenza a dieci metri gli uni davanti agli altri, nel nome di Fabbri. Ne abbiamo anche visti due scambiarsi le sciarpe.

Chi c’era? Tanti, tanti. Non vuole essere una “lista della spesa”, ma ci sembra doveroso citarli. E allora: la Spal col presidente Mattioli, il d.s. Vagnati, il team manager Sabattini, l’addetto stampa Menegatti, il giocatore Silvestri. Il delegato Coni, Luciana Pareschi. Lo staff spallino “di una volta”, da Luciano Negri a “Pantera” Adami, l’ingegner Novi, Livio Zecchi, “Bubu” Mantovani, Fabrizio Guirrini e la mamma: papà Ennio era degnamente rappresentato. L’assessore allo sport Merli, i fratelli Duran, uomini di calcio ferraresi quali l’avvocato Cardi, Leo Rossi, Angelo Benini, Claudio Ferraresi, Lanfranco Mongardi, Lele Maestri, Maurizio Bergamini. Gli spallini: Malatrasi, Ranzani (con il figlio), Macchia, Reja, Delneri, De Bernardi, Zimolo, Alberto Novelli, Asnicar, Cipollini, Pasetti, Gambin, Croci. Quelli più recenti: Danilo Ferrari e Perinelli. Gianni Cervellati, papà di Riccardo.

La “vecchia guardia” della Spal fabbriana anni ’90: Paramatti, Mangoni, Servidei, Zamuner, Labardi, Mezzini, Mastrocinque, Franco Fabbri. Mamini, che all’epoca era nelle giovanili. I due paladini dell’Ascoli che Gibì nel 79/80 condusse al quarto posto in serie A ed alla vittoria della “Red Leaf Cup" in Canada battendo in finale i Glasgow Rangers: Adelio Moro e Gianfranco Bellotto. Gli uomini del Piacenza: Secondini (poi anche al Vicenza), Gottardo, Valentini. I bei nomi del “Real” Vicenza: Galli (portiere anche ex spallino), Carrera, Lelj, Verza, Filippi, Massimo Briaschi. Una sorta di silenzio quando è apparso lui, il presidente, Giussy Farina, classe 1933. Emozionato, chino, subito circondato dai suoi ex giocatori in biancorosso. Mancava Paolino Rossi, fortissimo il suo legame con Gibì: Pablito ha mandato un messaggio, era a Berlino, opinionista Sky per la finale Champions di ieri sera tra Juventus e Barcellona. Vicenza e Bologna erano rappresentate da una delegazione che innalzava i rispettivi labari. I ragazzini delle giovanili spalline esibivano la bandiera biancazzurra. Marco Dall’Olio piangeva il vecchio amico.

Don Umberto Poli ha celebrato la messa: «Siamo grati al Signore che ci ha donato Giovan Battista per tanti anni. Non facciamo la radiografia alla sua vita sportiva, piuttosto ricordiamo che ha lasciato un segno importante in questo mondo così balordo...».

Vittorie e sconfitte passano, restano le emozioni. Gibì ne ha dispensate a iosa, ovunque. Il resto, tutto il resto, appartiene solo all’intimità della famiglia Fabbri, ieri circondata da tante testimonianze di affetto.

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