Mattioli: «Gli dedicheremo un torneo e il Centro»
L’assessore Merli accoglie la richiesta del presidente spallino. Reja: «Porto anche l’affetto di Capello»
FERRARA. Il presidente spallino Walter Mattioli ha espresso parole di profonda stima per Gibì Fabbri:
«Siamo qui per una persona che ha fatto il calcio a livello nazionale. Uno degli allenatori più importanti a Ferrara, un modello vincente e, oltre ad essere uno di quelli che appunto ha vinto più di tutti, è stato anche un grande esempio di vita che si è sempre caratterizzato per la sua grande competenza. E’ una grande perdita, quella di una persona che rimarrà sempre nei nostri cuori. Come società Spal abbiamo già due idee per ricordarlo al meglio: il Torneo Biancazzurro, che cercheremo di sviluppare ulteriormente, diventerà una manifestazione nazionale e verrà a lui intitolato. E poi ci siamo già mossi verso l'amministrazione comunale per intitolare a Giovan Battista Fabbri anche il nostro centro sportivo di via Copparo. Da parte dell'assessore Merli c'è piena disponibilità in tal senso, quindi penso proprio che questo progetto possa andare a buon fine».
E dal canto suo proprio Simone Merli, assessore comunale allo Sport, oltre a manifestare l’affetto per Gibì non fa che confermare le indicazioni di Mattioli:
«Il mio ricordo di Giovan Battista Fabbri non può che partire da quando da bambino andavo a seguire le partite della sua Spal che andò in serie B. Sapeva unire le proprie competenze tecniche ad una dimensione umana e ad una capacità di fare gruppo uniche. Il ricordo è pieno di affetto, di un uomo che teneva molto al rapporto con le persone. C'è la nostra piena adesione ad espletare, nei tempi tecnici che servono, tutte le pratiche per intitolare il centro sportivo di via Copparo a Fabbri: a chi intitolare quella struttura se non a Gibì?»
Edi Reja, allenatore (ora all’Atalanta), cresciuto nella Spal proprio da Gibì:
«Sono ricordi indimenticabili di un uomo e un tecnico straordinario, e non sono parole di circostanza. Ho sentito anche Fabio Capello che è impegnato per una partita in Russia e mi ha chiesto di trasmettere ai figli anche i suoi sentimenti di vicinanza. Ho deciso di venire perché noi che abbiamo avuto la fortuna di essere stati allenati da lui dobbiamo essergli davvero riconoscenti; per lui il calcio era gioia, veramente un gioco». (a.t.)
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