Kaos, il tricolore sfuma all’incrocio
Eroica prova dei neri a Pescara, raggiunti sull’1-1 solo in inferiorità numerica per l’espulsione di Kakà. Poi decidono i rigori
PESCARA. E’ la sfida decisiva e lo si sente nell’atmosfera che si respira al Pala Giovanni Paolo II. Pescara e Kaos Futsal si giocano tutto, o quasi, in 40’ e pronti via sono gli ospiti, non senza fatica, a imboccare subito la via del vantaggio: è Pedotti, al 3’02’’, ad intercettare una bella palla a centrocampo ed a concretizzare il contropiede da lui stesso lanciato. Il vantaggio ferrarese è inaspettato, e così Pescara si ritrova di punto in bianco a dover inseguire. Situazione quasi inedita per il quintetto di Colini, che preme sì sull’acceleratore, ma con poca lucidità, e tutte le conclusioni verso la porta del Kaos sono facili prede di Timm. La partita è bella, bellissima, ricca di occasioni; quasi clamorose le due, una dietro l’altra, che capitano sui piedi di Bertoni, ma l’ex Marca si fa ipnotizzare in uscita da Capuozzo in entrambe le occasioni. Anche i falli, così come le tensioni sul parquet, crescono in un batter d’occhio, ma questo non condiziona minimamente il gioco, maschio ma corretto, l’ideale per una finale. Che il Kaos prova a spingere ulteriormente in direzione Ferrara, ma ancora Capuozzo è sublime nel dire di no a Bertoni in 1 vs 1 ed a permettere al Pescara di andare negli spogliatoio sotto solamente 1-0. La ripresa è più una sfida a scacchi che una partita, con Colini costretto a spingere a più non posso per rimettere in corsa il Pescara e Capurso a cercare di respingere ogni offensiva biancazzurra. La svolta arriva quando Kakà si fa espellere e in superiorità numerica Pescara trova l’1-1 con Salas, e poi è un assolo pescarese, con un super Timm e due legni a dar ragione al Kaos, che trascina a fatica gara 4 ai calci di rigore. Ma questa volta la fortuna dice bene agli uomini di Colini: Coco centra l’incrocio, Rogerio realizza il tiro decisivo. E’ il primo scudetto per gli abruzzesi, mentre la squadra di Capurso a testa non alta, di più, è costretta a dire addio al sogno tricolore.
Costantino Felisatti
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