Con la Spal nel cuore Emozioni dopo 40 anni
Riuscitissima la rimpatriata al Centro delle giovanili biancazzurre del 1975 Aneddoti, ricordi, partitelle. E soprattutto un profondo senso di appartenenza
FERRARA. L’abbiamo detto, lo ripetiamo: il rischio è quello di cadere nella retorica. O in ciò che molti considerano “buoni sentimenti”, in tono quasi dispregiativo. Quando invece ce ne sarebbe assai bisogno, nella vita come nel calcio.
E la rimpatriata cui hanno dato vita sabato, al Centro, le giovanili spalline di quarant’anni fa, è stata un pieno di “buoni sentimenti”. Nell’accezione più completa e positiva. Una piccola-grande lezione di valori applicati allo sport, e non solo. Ma nel caso specifico, visto che di football e di Spal si parla, limitiamoci al riferimento calcistico.
In ogni caso, per cogliere in senso ampio ciò che ha rappresentato la giornata di sabato per i ragazzi (o ex ragazzi, anche se l’entusiasmo era quello di eterni Peter Pan del pallone) che nella stagione 1975/76 facevano parte delle formazioni Primavera, Berretti ed Allievi della Spal, riportiamo integralmente il testo del messaggio che Paolo Innocenti ha inviato ieri a tutti coloro i quali hanno partecipato all’evento andato in scena in via Copparo:
«Stamattina mi sono svegliato ancor più felice ma anche più rilassato rispetto allo standard... Felice perché ho ancora negli occhi, nel cuore e nell'anima la splendida festa e la cornice di tutto quel che ci circondava viva in me, indelebile, incredibile per quel che siamo riusciti a fare... Ho davvero ancora la gioia di avervi rivisto tutti vivendo ogni istante della giornata con la pelle d'oca addosso e di non perdermi un solo istante dell'evento... Rilassato perché la tensione da quando è nata l'idea agli inizi dell'anno si era fatta più intensa, essendo io di natura un perfezionista, un puntiglioso e anima e cuore in quel che fa... Ho riscontrato piacevolmente un grandissimo entusiasmo da parte di tutti, giocatori, famiglie e addetti ai lavori di quel tempo, che mi ha reso veramente felice... Vi ringrazio e vi abbraccio davvero tutti per quel che siamo riusciti a ricostruire 40 anni dopo... Con la Spal nel cuore».
Innocenti, come si intuisce, è stato ideatore, promotore, organizzatore dell’iniziativa. Non da solo, ovvio. In tanti, con lui, si sono adoperati per la perfetta riuscita di una giornata “storica”. A quarant’anni di distanza si sono ritrovati circa sessanta ex biancazzurri. In molti casi ancora uniti da solidi vincoli di amicizia, quasi di fratellanza per molti. Altri non si vedevano da un’eternità, altri ancora avevano proprio perso i contatti. Ma sabato è stata una festa grande per tutti. Sorrisi, battute, felicità, emozione. In un luogo che per chi ha amato la Spal, per chi sente la Spal sulla pelle e nell’anima, era e rimane il cuore pulsante di tutto. Di quegli anni spensierati e ricchi di sogni, di gioia di vivere, di qualche notte brava (roba da ridere paragonata a ciò che succede oggi...) affrontata con complicità salvo poi essere scoperti la mattina dopo la Luciano Negri. Gli aneddoti si sono sprecati. Ricordi di partite, di esordi, di carriere brillanti ai massimi livelli, di strade interrotte da incidenti di percorso, di altre mai iniziate. Meriti, fortuna, sfortuna... Cose della vita e del calcio, appunto. Tutto scorre, prosegue. Adesso c’è chi fa il “proiezionista” nel cinema della propria città, chi è rimasto nel calcio a vario titolo, chi è affermato chef, chi insegna educazione fisica, chi è docente di scuola superiore. C’è chi ha mantenuto la fisionomia di quando giocava, e chi ha una silhouette che non ricorda propriamente quella di un atleta.
Salvatore Lauro, libero un paio d’anni più “vecchio” di Massimo Albiero e che prima di Albiero prometteva quanto Albiero, raccontava come e perchè non ha “sfondato”, tra un mancato prestito alla Paganese per farsi le ossa e la non conferma di mister Suarez, che stravedeva per lui, dopo la retrocessione in C del 76/77. Ma di storie potremmo raccontarne mille, non è il singolo caso che sabato ha catturato l’attenzione. Erano Cazzanti, Negri e Adami uno vicino all’altro, loro che - con mansioni diverse - quei giovani li accudivano. Erano le famiglie presenti in gran numero. Erano il Centro ed i suoi campi, immutabili nella loro simbologia. Mancava solo Paolo Mazza affacciato alle finestre del primo piano. Erano le maglie con i veri colori, il vero tono di azzurro, della Spal, come ha sottolineato Innocenti. Era, tout court, la Spal del ’75 e dintorni. Chi non l’ha vissuta, chi non l’ha respirata, non può capire cosa significhi averla dentro.
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