Cus Rugby, arriva una lunga estate Il futuro non è facile
I dirigenti attesi da un lungo lavoro di programmazione Le spine da togliere sono tante: foresteria, giocatori...
FERRARA. Archiviata la stagione agonistica ha preso il via, in Cus Ferrara rugby, la lunga estate calda a livello dirigenziale. Il riferimento al caldo non è solo per il meteo, ma per tutte le questioni spinose che il direttivo Cus, con il responsabile Claudio Trombetta in testa, si troverà a dover dipanare in brevissimo tempo.
Le strutture
Per prima cosa la questione foresteria. L’Università ha chiuso la struttura di via Gramicia per questioni economiche e di fatto i giocatori che vi risiedevano dovranno sistemarsi altrove, con la sezione che cercherà di dare loro una mano come può, tenendo conto di un bilancio sempre risicato. Morale, qualcuno come Trivilino sta meditando di andarsene; qualcuno, per restare, chiede un progetto ambizioso. Vero è che la cosa era già nell’aria dallo scorso anno, ma sta di fatto che questa mossa va in controtendenza con quello che stanno facendo tutti i principali atenei italiani, che creano sinergie fra università e sport, dedicando addirittura borse di studi. L’ambiente sperava in un ripensamento, invece Ferrara va controcorrente ed anche il neo rettore Zauli - sollecitato in tal senso - si è detto più propenso a cercare di allargare la base piuttosto che creare una elite.
Tutti estensi
La tanto auspicata squadra tutta ferrarese dovrà però aspettare ancora un bel pezzo, perché purtroppo oltre alla latitanza del “ferrarese” rugbista nell’essenza, chi emerge preferisce andare altrove. Balboni da anni è in Eccellenza a Rovigo, Fratini gravita sempre nel Rodigino ma a Badia ed anche i giovanissimi di belle speranze come Biondelli e Scanavacca si sono accasati oltrePo. Il fatto non è assolutamente censurabile, lo è di più vedere situazioni interne come il ritiro dal campionato per mancanza di giocatori dell’Under 20 a tre giornate dal termine. Questa squadra che sulla carta contava oltre 30 effettivi era al centro di un progetto nel quale la sezione aveva investito parecchio. Tre tecnici di valore (Bottura, Scapoli e Spaccamonte) in grado di far fare il salto di qualità al gruppo ed un piano di lavoro legato alla prima squadra. Perché è successo tutto questo? Poca voglia di sacrificarsi da parte dei giovani, una volta finito il ciclo del rugby “ludico” dei settori giovanili? Morale - eccezion fatta per quei pochi che hanno sempre dimostrato la mentalità giusta - il gruppo si è assottigliato fino ad esaurirsi senza che si riuscisse a porvi rimedio, lasciando adesso una voragine in termini di ricambi che il movimento si porterà dietro per parecchi anni, oltre ai 4 punti di penalizzazione che la prima squadra sconterà la prossima stagione.
Doppio filo
Viene logico pensare che le sorti della pallaovale estense saranno legate ancora a doppio filo con gli studenti che saranno a Ferrara per l’ateneo e che la chiusura della foresteria sarà un macigno non essendoci altre merce di scambio per invogliare qualcuno. Una squadra impoverita in un girone tosto come quello veneto piace poco come idea. Per ora coach Rubbi sta sul vago e attende gli eventi. «La notizia del consiglio che ha voluto tagliare le sistemazioni ai ragazzi in foresteria ci ha preso inizialmente di sorpresa, poi abbiamo metabolizzato un attimo e soprattutto, vista la risposta dei ragazzi che seppur tra mille sacrifici vogliono, nella maggior parte dei casi rimanere comunque, abbiamo iniziato a pianificare il futuro. Dovrebbe essere da esempio per i nostri ragazzi cui quest'anno si chiederà una prova di maturità. Ora Txt non è certo in grado di fare una B con le proprie forze e questo avverrà per almeno altri quattro anni, in condizioni ottimistiche, visto i buchi creatisi a livello giovanile. Cerchiamo di prendere il meglio anche da chi esce dall'under, ma il compito gravoso adesso è del ds Tosini che deve a breve fare una carrellata per sondare le disponibilità dei ferraresi. Arrivassero tutte conferme sarei abbastanza tranquillo: abbiamo un progetto che a grandi linee ricalcherebbe il lavoro della U18 con quello della prima squadra. Ripeto: dessero massima disponibilità i nostri, compresi i sei della Under 18 dello scorso anno già in orbita prima squadra, si potrebbe fare bene; ovviamente senza scivoloni come quelli di quest'anno, visto il livello più competitivo della futura B veneta».
Carenza di dirigenti
Un’altra questione su cui il direttivo sta ponderando è la mancanza di dirigenti che seguano le varie categorie. Non è facile trovare certi ruoli, per i quali serve dedizione oltre misura; ma anche qui vien facile il paragone con altre realtà vicine. In altre società, una volta terminata la carriera sportiva, i giocatori si mettono a disposizione della società per allenare, seguire le giovanili, organizzare feste e sagre che fanno da main sponsor per la stagione. A Ferrara no, chi smette abbandona l’ambiente e questo aspetto è spesso fonte di polemiche anche se sarebbe meglio trovare finalmente il perché.
Dario Cavaliere
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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