Ebeling: troppa tensione e sfiducia nella Bondi
Il giemme fa il punto a tutto campo: dai partenti, al budget, alla conferma di Castelli. E in panchina Morea è in pole rispetto a Seravalli.
FERRARA. Sul far del tardo pomeriggio, ecco John Ebeling. Decide di incontrare ufficialmente la stampa a nome della Bondi Pallacanestro Ferrara. «Perché penso che in città, attorno alla società, ci sia un’aria amara – dice il giemme -. Esageratamente amara. E pesante. Penso che la mancata cessione del team a Maiarelli abbia creato sfiducia nei confronti di Bulgarelli. Un atteggiamento sbagliato. Io credo invece possa succedere di cambiare, di girare pagina. Tante società lo stanno facendo. E quando sono arrivato ho detto subito che è difficile confermare un gruppo che vince, in quanto chiedono più soldi e hanno ambizioni diverse. Personalmente non sono preoccupato e vedrete che arriverà anche la fase della positività. Giriamo pagina». Ebeling siede a tavolino, un caffè e un po’ d’acqua. Accetta di affrontare, capitolo per capitolo, tutti i temi caldi. Eccoli.
Il coach. Prima di affrontare quanto è già accaduto, sfogliamo quanto potrà accadere a breve. Mentre Martelossi firma un biennale con Mantova, la Bondi ancora non ha il coach. «Seravalli lo stimo. Guardo lui e mi pare di vedere mio figlio: non vorrei mai metterlo in una situazione difficile. Se la situazione ambientale non fosse quella attuale, direi che sarebbe un ottimo candidato. Ma con queste tensioni esterne non so se riuscirebbe a lavorare al meglio. Servirebbe molto appoggio. Rischia di bruciarsi. Morea? Il candidato principale. Quello che mi piace di più. C’è feeling, con lui ho vinto. Anche lui due anni fa è stato contestato a Ferrara, ed era debuttante come sarebbe Seravalli. Ma adesso l’ho visto maturare. Ha pelo sullo stomaco. In più è di Ferrara, ci tiene tantissimo al basket cittadino. Io voglio gente che ha Ferrara dentro il cuore».
L’addio di Martello. Poi Ebeling analizza tutti gli addii. Martelossi… «Discorso complicato – sospira Ebeling -; ho iniziato a parlare col suo agente (Sbezzi; ndr) il 6 giugno. E siamo sicuri che l’agente abbia poi riferito sempre tutto a Martelossi? Comunque ho iniziato a negoziare il contratto, intanto si sono intrecciate mille telefonate. Con Sorrentino (il procuratore che lavora con Sbezzi; ndr), tra Martelossi e il sottoscritto. Tra il coach e Bulgarelli… E ogni giorno era uno slittamento. Almeno quattro volte sono circolate cifre, sempre accettate. Poi Martelossi dice che la prima offerta l’ha ricevuta lunedì… Quella cifra, peraltro, per noi non era uno scherzo. Ad ogni modo, lunedì ci torna indietro una nuova bozza con cifre cambiate: da loro però e non da noi. Ovvio che a quel punto ci fosse nervosismo: troppo caos. Abbiamo sbagliato tutti. Ad Alberto l’ho detto: se voglio davvero una cosa mi chiudo in ufficio a trattare e non ne esco finché non c’è l’intesa. Io ancora non so cosa voleva Martelossi per firmare il contratto».
Il capitano. Michele Ferri, play è capitano ha firmato un biennale a Forlì, serie B. Ecco il punto di vista di Ebeling: «Il suo agente ci chiama e chiede che intenzioni abbiamo. Gli dico che per me, Ferri è un simbolo. Ma per gli agenti, questo non conta: loro cercano la migliore offerta. E allora aggiungo che pensiamo a lui come uomo che esce dalla panchina, quindi gli offro una cifra più bassa rispetto all’anno scorso. Non posso offrire di più ad un giocatore che non farà parte del quintetto. L’agente mi dice che Ferri ha due offerte importanti. Ne ha scelta una. Ma la mia valutazione non era legata al valore globale di Ferri, semplicemente dovevo tenere conto del ruolo che avrebbe ricoperto nel roster: se voglio un quintetto forte non posso dare certi soldi dal sesto uomo in poi».
Il giovane lungo. «Parliamo di Pipitone?» dice Ebeling. Come no. «Interessante. Giocatore che avrei voluto. Il suo agente mi dice dell’offerta di Trieste, alta e con un triennale. Replico: posso fare una controfferta? Mi viene detto che no, che Pipitone vuole Trieste. E, ribadisco, era un triennale a cifre alte».
Il budget. Argomento scottante. Com’è lo stato dell’arte in casa Bondi? «Abbiamo una cifra leggermente superiore a quella dell’anno scorso – afferma Ebeling -; Bulgarelli me l’ha fatta vedere appena mi sono insediato. Da allora non mi è mai stato comunicato che il budget s’era ridotto. La mia idea è costruire una squadra forte, spendendo come l’anno scorso. E tenere un “pezzetto” di budget di riserva, qualora ce ne fosse bisogno durante la stagione. Sì, penso di riuscire a farlo. Ma non perché sono bravo, semplicemente per la situazione del basket attuale».
Benfatto, Castelli e Amici. «Benfatto… Se ingaggiamo Morea gli devo parlare, perché la loro prima esperienza non è stata positiva – ammette Ebeling -; ma stiamo parlando di un ragazzo d’oro. Intelligente. Vediamo. Amici? Ha una clausola d’uscita da esercitare entro l’11 luglio. Ci stiamo parlando. Infine vorrei confermare Castelli: mi piace da matti». Ed Hasbrouck? «L’offerta più alta che finora ha ricevuto è la nostra. Ma lui vuole aspettare che finiscano le Summer League, inoltre prende in esame le prime leghe. In tutta Europa».
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