La Nuova Ferrara

Sport

«Andiamo male per un motivo: poche finanze»

di Davide Bonesi

Tutti concordi sulle difficoltà economiche Ma nei piccoli centri incide il calo dei volontari

4 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Metti un giorno di tornare al passato: alle serate passate a parlare di calciomercato, ai tornei ricchi di addetti ai lavori, magari alle riunioni del Cif (Club intersocietario ferrarese). Insomma, metti di tornare a guardare in faccia i ‘colleghi’ dirigenti o, meglio, i compagni di sventure del calcio ferrarese. C’era questo alla base dell’incontro organizzato in collaborazione fra la Figc di Ferrara e La Nuova Ferrara. In attesa di realizzarne altri ben più compositi, sono stati chiamati sette fra presidenti e dirigenti di società estensi, in rappresentanza dell’intera provincia e di tutte le categorie. Con loro il massimo dirigente federale regionale, Paolo Braiati, il suo braccio destro ferrarese, Giovanni Aretusi, e Mario Ricci, che segue le selezioni. Per ragioni di corsi ad ospitare l’incontro è stato il Bar Taglia 54, in corso Porta Reno 17.

Scopo dell’incontro quello di analizzare lo stato di salute del calcio ferrarese, soffermandoci su tutti gli aspetti che lo caratterizzano, dal problema storico dei vivai all’altrettanto costante dell’assenza di volontari, sino ad arrivare agli aspetti dei controlli fiscali.

Aretusi: «Ho contatti frequenti con le società della nostra provincia, tanti dirigenti dicono di essere delusi e di aver voglia di lasciare, ma alla fine quest’anno dovrebbero ritirarsene solo 1 o 2, a fronte di 3 nuove iscrizioni. È chiaro che bisogna un po’ ‘coccolare’ i dirigenti, ma posso dire che hanno fiducia nel Comitato regionale e in quello locale».

Falchieri: «Alla base c’è il problema economico. Non ci sono aziende che supportano e ci si deve arrangiare con la propria realtà di paese. Poi c’è anche una difficoltà legata ai campi sportivi, basti pensare che il nostro Comune ha appena triplicato il costo per la concessione dell’impianto che utilizziamo. Tutte queste cose vanno ad influire sulle casse societarie... e sulla voglia».

A difesa del Comune di Ferrara interviene ancora Aretusi: «L’assessore Merli ha garantito che ci saranno maggiori sovvenzioni per le società».

Berneschi: «Tutto vero quanto detto finora, ma l’aspetto che incide maggiormente ritengo sia quello della mancanza di volontari. Non c’è stato ricambio generazionale e questo non solo nel calcio o nello sport in generale».

Braiati: «Sul tema del volontariato vorrei sottopore una considerazione che si fa poco, quella dell’età di pensionamento. Una volta ci si andava a 55 anni, c’era più voglia ed energia fisica per fare, oggi ci si va più vecchi e stanchi».

Aretusi: «Penso che le società dovrebbero dare maggior spazio ai giovani, cito gli esempi Masi e Malborghetto. Sono legato ai presidenti “anziani”, ma questi devono aprirsi, dar voce e fiducia ai giovani, ad esempio per gestire le tante pratiche informatiche».

Coraini: «Spazio ai giovani? Magari, sono già qui pronto a dar loro le chiavi del campo».

Bruschi: «Magari arrivo da una realtà diversa dalle altre, ma il volontariato non esiste. Anche la persona più anziana che collabora vuole almeno un rimborso. Ad Argenta abbiamo due strutture sportive da gestire, bisogna tagliare l’erba, pulire e tanto altro ancora, quasi tutti giorni la settimana. Pure la nostra amministrazione comunale non è riuscita a trovare due volontari puri».

Altro aspetto analizzato la crisi delle grosse piazze, dagli addii recenti di Bondenese, Emmetre, Masi Torello, Ostellatese e Vigaranese, ai problemi di Centese e Comacchio.

Bruschi: «Per stare in determinate categorie servono sacrifici. È utopia pensare di militare in Eccellenza per divertimento. E quando si arriva a certi livelli il calcio diventa quasi come una droga».

Braiati: «I dirigenti devono iniziare tutti assieme ad elargire rimborsi inferiori ai giocatori. Non si può arrivare ad avere debiti per il calcio...».

Bigoni: «Nella precedente gestione a Lagosanto ho visto bilanci altissimi per militare in Seconda categoria; per me è assurdo. Infatti, appena arrivato ho detto che non avrei dato alcun rimborso: fino alla Prima categoria i giocatori devono fare attività per passione».

Lenzi: «Come Bruschi, anche per me è una droga, ma il segreto è non farsi prendere. Per quanto riguarda i rimborsi spese ai giocatori, ritengo siano legittimi, il problema è quando tra di noi facciamo l’asta per un giocatore e purtroppo ogni anno c’è sempre qualche realtà che lo fa. La soluzione è rinunciare al giocatore: ora siamo obbligati a farlo, questo sistema sta finendo...».

Ultimo tema sugli aspetti societari è quello relativo alle fusioni: da noi ancora osteggiate, mentre in altre province (a Modena quattro club di Promozione sono appena confluiti in due sole realtà) diffuse.

Braiati: «Io sono per una società in ogni paese. Nella sede del Crer ci sono i libri scritti sulle varie squadre regionali: sono stupendi, raccontano le storie di tante comunità. Sono invece convinto che le fusioni vadano fatte a livello giovanile, specie nei centri maggiori».

Coraini: «Non sono d’accordo, ormai i paesi sono cambiati, c’è meno attaccamento. Prima si conosceva ogni abitante, ora ci sono persone di tante etnie e facce nuove; non lo dico per razzismo, solo è così».

Bigoni: «Noi con Codigoro o Comacchio? Impossibile».

Lenzi: «Purché si giochi a Sant’Agostino e con i nostri colori: la gente ragiona ancora così e la realtà maggiore ingloba sempre quella più piccola».

©RIPRODUZIONE RISERVATA