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L’Agenzia delle Entrate è ormai una spada di Damocle sulla testa

L’Agenzia delle Entrate è ormai una spada di Damocle sulla testa

Inevitabile affrontare l’argomento controlli e sanzioni che hanno colpito quasi tutti i club estensi Braiati: «Lnd attiva contro sanzioni imbarazzanti». Lenzi: «Facciamoci però un’esame di coscienza»

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FERRARA. Calcio dilettanti e fisco: binomio che dal 2012 a oggi è in forte contrasto. Da una parte le società, dall’altra i funzionari dell’Agenzia delle Entrate che attraverso frequenti e dettagliati controlli sui movimenti finanziari e sul rispetto delle leggi che regolamentano le Asd, stanno mettendo a dura prova numerosi gruppi di dirigenti (non solo società di calcio) a livello nazionale. La vicenda continua a destare molta preoccupazione in vista dei prossimi anni; dal momento dell’inizio degli accertamenti infatti, 1.500 associazioni calcistiche hanno chiuso i battenti in seguito alle pesanti sanzioni comminate da Equitalia.

La situazione si sta rivelando sempre più critica. In Emilia Romagna sono in continuo aumento le società che rinunceranno ad iscriversi al prossimo campionato. Qual è il punto di vista della Lnd?

Braiati: «Ci tengo a puntualizzare che rispetto ad alcuni anni fa, alcune cose sono cambiate grazie al nostro intervento. Cito ad esempio il caso della distinzione tra pubblicità e sponsorizzazione per l’Iva delle associazioni che usufruiscono della legge 398, che ora non esiste più e che fino a poco tempo fa è stato motivo di innumerevoli sanzioni. Stiamo anche pensando, in collaborazione con gli enti di promozione sportiva, ad una forma di condono per mettere al riparo i club. Mi dà quindi molto fastidio sentir dire che la Lega nazionale dilettanti se ne freghi di tutto ciò. Oltretutto, mi risulta che la quasi totalità dei controlli venga effettuata nelle regioni del Nord Italia. È vero che ci sono state società che hanno esagerato sotto certi punti di vista, ma abbiamo anche assistito a tipologie di sanzioni imbarazzanti. Mi chiedo a chi giova il fatto che 50.000 ragazzi non abbiano più la possibilità di fare sport».

Com’è vista la situazione dalle società? Ecco i dirigenti.

Bruschi: «Anche la nostra società è stata controllata, come tante altre. Noi però andremo avanti sino in fondo perché a volte vengono contestate cose allucinanti. Ho la netta sensazione che in questo momento ci sia un forte bisogno di denaro e quindi si è pensato di andare a bussare alle porte delle associazioni sportive. Credo che, in questo caso, per eliminare il problema dell’evasione fiscale basterebbe emanare una semplicissima legge che permetta, per esempio, ad un’azienda che intende dare 1.000 euro ad un’associazione sportiva, la detrazione di 3.000 euro. Non ha senso andare a penalizzare ancora di più le società in un momento in cui gli sponsor vengono a mancare e le ammistrazioni locali non possono più elargire contributi come in passato».

Lenzi: «A mio avviso, prima delle lamentele, noi dirigenti dobbiamo farci un esame di coscienza, iniziando a dare per primi degli esempi, anche se mi rendo conto che nello statuto delle Asd ci siano leggi da rivedere. Sono assolutamente contrario all’evasione fiscale e penso che sia arrivato il momento di ritornare a fare il vero dilettantismo».

Corallini: «È evidente come si sia passati da un punto in cui tutto era concesso ad una situazione nella quale tutto è proibito. Noi dirigenti ci siamo trovati impreparati di fronte a questo cambiamento epocale e, quindi, dovremo cercare di essere lineari nella conduzione delle proprie società. Ci sono però ancora molti dirigenti che, purtroppo, non sono a conoscenza dei regolamenti base del nostro mondo».

Andrea Benazzi

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