«Ciao Virgilio, mio maestro di vita»
Edoardo Cleto, prima bomber e poi mister dei granata, ricorda Chiapponi che è scomparso sabato a 79 anni
ARGENTA. È stato il suo pupillo, primo come giocatore, quando lo chiamavano tutti “Edo gol”, perché la confidenza con l’area di rigore e le reti era tanta, poi come allenatore. Il legame fra Edoardo Cleto e l’Argentana del presidente Chiapponi ha radici lontane, profonde, ben salde. A dare la notizia della morte del suo storico presidente siamo stati proprio noi, ieri, e per il mister, l’ex bomber granata, è stato un colpo duro da assorbire.
«No, mi dispiace... non stava più bene da un po’ di tempo... È un dispiacere immenso. Pensavo proprio a lui appena un paio di giorni fa: una persona straordinaria, ma non faccio della retorica...».
Cleto parla, è sorpreso, non si aspettava questo epilogo. Poi i ricordi incalzano: «Mi ha insegnato tanto, collaborare con lui è stata un’esperienza importantissima. Mi ha fatto crescere tantissimo come uomo, il discorso calcistico conta relativamente, ma mi ha aiutato tanto anche in quello».
Le qualità umane di Chiapponi, prima di tutto: «Era l’artista del prendere la vita con filosofia, capace di sdrammatizzare, dare il giusto peso alle cose importanti».
E poi, certo, l’aspetto sportivo: «Calcisticamente, mi ha fatto nascere lui come allenatore e lo ringrazierò in eterno. Il nostro è stato un rapporto bellissimo, con alti e bassi come in tutti i matrimoni, ma quando cercavamo un momento per ripartire dopo una delusione, alla ricerca di un equilibrio, tornavamo a collaborare (non lavorare, collaborare) assieme, e per me era come ritornare a casa».
E parlando del buon Virgilio, emergono anche aspetti che non t’immagini: «La cosa che lo ha reso particolare, ai miei occhi e di chi lo conosceva, è che riusciva sempre ad anticipare gli eventi, li percepiva, anche le evoluzioni che sarebbero potute essere drammatiche: sulle persone, sugli avvenimenti importanti della vita, lui ci prendeva sempre e ti lasciava sgomento, aveva la grande sensibilità per decifrare gli eventi e poi succedeva così, come aveva detto lui».
Da buon argentano, con quelle forti influenze romagnole, a Chiappo non macavano l’ironia, la battuta: «Sì, l’arte di sdrammatizzare le cose, ma anche il dono della sintesi, quasi degli aforismi, e ti regalava l’essenza delle cose. Delle sue battute, delle sue frasi le ripeto ancora, rimangono nel tempo».
Lo sport, il calcio, regala gioiei e dolori. Per Cleto sono questi: «La gioia più grande condivisa con lui è stata quando ci siamo abbracciati dopo aver vinto lo spareggio e portato l’Argentana nell’Interregionale, l’ho visto comosso... Il dolore... il dolore è adesso: certo, ci siamo arrabbiati, una volta ho dato le dimissioni, una volta mi ha cacciato via lui, ma anche quando abbiamo avuto delle diatribe, sono stati momenti di crescita. Il dispiacere è adesso. E basta. Mi fermo qua...».
E scoppia in lacrime.(s.a.)
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