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Ansaloni chiude il libro E mette in fila i ricordi

Ansaloni chiude il libro E mette in fila i ricordi

“Furia” saluta l’Handball Estense: «Non mi sentivo più competitivo»

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FERRARA. Saluta e se ne va, lasciando una fila di ricordi lunga così. Una leggenda dello sport ferrarese ha appeso i guantoni ai chiodi. Andrea “Furia” Ansaloni lascia la pallamano estense dopo 40 anni di attività. «A 50 anni ho avvertito il peso del logorio fisico - dice Ansaloni -, muscolatura dolorante e tanti infortuni alle spalle li sento tutti. Non mi sembrava più di essere competitivo, così ho lasciato. Finché facevo da chioccia andava tutto bene, adesso spetta a Ruggero Anania questo ruolo». Tanti aneddoti, molti dei quali belli e positivi, hanno accompagnato la sua leggendaria carriera. «Ho fatto tanti salti di qualità, partendo dal periodo universitario. Andai a Venezia per fare Architettura e giocare nel Cus Venezia in serie B. Era un movimento fiorente in una categoria importante: feci due stagioni in laguna e in entrambi i casi andai ai playoff per la serie A. Intanto nacque a Ferrara il glorioso gruppo sportivo estense che fu l’embrione dell’Handball Estense, che fece l’A1 nel 1995 con Pietro Palazov in panchina. E’ l’allenatore, senza nulla togliere agli altri, che mi ha fatto crescere di più come giocatore e come uomo; mi ha insegnato i trucchi del mestiere».

Retrocessa Ferrara, Ansaloni prosegue in regione la sua avventura. «Andai a Mordano dove salvammo l’A1 con una squadra tutta italiana. Poi Bologna nella massima serie per altri due anni, Rovigo con coach Enrico Giacomel e Ferrara sino ai giorni nostri». Nella città della sua provincia, il portierone ha trascorso alcuni degli anni più belli. «Il periodo migliore fu negli anni Novanta, quando l’intera pallamano italiana era all’apice. In quella gloriosa formazione c’eravamo io in porta, il mancinone Cristaudo, Manfredini pivot, Frignani ala, Pareschi terzino, Fantoni ala, Marchi centrale e due giovani nel giro azzurro quali Ridolfi e Melani. Per un decennio difesi la porta di quella squadra, un po’ come feci dopo a Bologna». Gli inizi raccontano di un amore per la pallamano simile ad un colpo di fulmine. «La mia prima squadra fu quella di Vigarano Mainarda, il mio paese. Ho iniziato grazie agli amici di scuola che mi avevano convinto a provare: mi è piaciuto subito questo sport. Non mi dispiaceva nemmeno il basket che ho comunque praticato in contemporanea, ma la pallamano mi dava più soddisfazione: arrivai anche in Prima Divisione con il Vigarano Basket. Per quanto riguarda il ruolo, il mio primo allenatore mi mise in porta e non mi spostai più. Era coach Giorgio Gherardi, che seguiva la pallamano internazionale e vedeva che i grandi portieri erano alti. Io ero già “bello grande” da bambino e invece che farmi fare il terzino, come voleva la logica, mi mise tra i pali».

Non sono mancati i momenti difficili. «La mia più grande delusione è stata non aver mai vestito l’azzurro; ci sono stato tante volte vicino, ma non ce l’ho mai fatta. La concorrenza era molto forte e un po’ mi dispiace non esserci riuscito». La gioia più grande riguarda trasversalmente lo sport. «Essermi fatto tanti amici in giro per l’Italia e per l’Europa». Da grande, Ansaloni sa già cosa vuole fare: «Continuare ad aiutare lo sport ferrarese a crescere. Proseguire col testimonial group del Coni e organizzare eventi all’interno del carcere come riunioni di boxe o altre iniziative sportive analoghe. In estate collaboro con gli Edu Camp del Coni (campi estivi per ragazzi; ndr) all’Oasi di Vigarano Pieve. Per la pallamano non farò più nulla in maniera diretta, anche se mi è stato chiesto di fare il dirigente. Devo ammettere, però, che per come è andata l’ultima stagione, dal punto di vista umano, smettere è stato più un sollievo che una sofferenza; un altro anno, per questioni che vanno oltre la pallamano, non avrei resistito. Il mio erede? Tra i ferraresi vedo bene Giovanni Pavani».

Corrado Magnoni

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