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Il calcio è in crisi nei piccoli paesi

di Davide Bonesi
Il calcio è in crisi nei piccoli paesi

Altra puntata sull’emorragia di società ferraresi: troppe le realtà minori sparite dalla mappa

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FERRARA. Ed ecco qui a tornare a parlare della crisi del calcio ferrarese. Il dibattito scatenatosi in settimana dopo che abbiamo pubblicato i dati dell’emorragia calcistica estense ci ha spinto a tornare - come si suol dire - “sul luogo del delitto”, stavolta per cercare di analizzare i problemi e capire in cosa migliorare se si vuole sperare in un futuro, magari anche non troppo roseo, basta avercelo...

Negli altri articoli di questa pagina abbiamo parlato con il presidente del Crer, Braiati, e raccolto alcune fra le tante opinioni giunte sulla nostra pagina Facebook dopo l’articolo uscito sette giorni fa. Le considerazioni/proposte sono tante e tutte si basano su alcuni concetti comuni: la crisi economica generale, il ‘terrorismo’ creato dai controlli fiscali, la minor passione per il calcio dei giovani di oggi.

Resta il dato allarmante di un’emorragia aggravatasi soprattutto nell’ultimo periodo. Per dire questo abbiamo raffrontato i dati degli ultimi vent’anni delle società iscritte ai campionati professionali, dalla serie C1 (costante per la Spal) alla Terza categoria. Stavolta abbiamo però verificato le defezioni a distanza di cinque anni: il record si registrò nella stagione 1994-’95 con ben 106 iscritte; cinque anni dopo mancano 11 compagini all’appello; è solo di 6 la riduzione nel 2004-2005; si risale a -9 nel 2009-2010; dopo l’attaale tragica estate ecco il -13 per un totale di -39 in vent’anni.

L’altro aspetto da analizzare riguarda il calo concentrato soprattutto fra Seconda e Terza categoria: nel 1995 avevamo 82 squadre, nella stagione che partirà fra poco saranno solo 46, in pratica tutte quelle che sono mancate all’appello. È vero che sono spariti tanti club di alto livello, dalla Giacomense (che ha però ‘salvato’ la Spal), a Bondenese, Comacchio Lidi, Masi Torello, Ostellato e Vigaranese, ma a parte quest’ultima, tutte le altre sono comunque tornate con altri nomi ed altri dirigenti. A mancare sono soprattutto le piccole realtà di paese, basti pensare - ad esempio - che il solo Comune di Copparo ha perso nel giro di pochi anni Ambrogio, Coccanile, Il Fé Copparo, Sabbioncellese, Saletta e Tamarese, per non parlare di Comuni addirittura non rappresentati, come Formignana e da quest’anno anche Mirabello.

Probabilmente in tempi di ‘magra’ già una soluzione sarebbe quella di mettere costi ancor più appetibili in Terza categoria o, magari, spostare qualche campionato al sabato. In questo modo potrebbero tornare ad iscriversi in Figc quei tanti paesi che, per motivi economici e di disponibilità dei ragazzi, hanno preferito passare ai tornei amatoriali.

Di certo c’è poi l’altro fronte, quello economico: in Seconda e Terza categoria i giocatori non possono pretendere più del rimborso spese effettivo. Gli allenatori devono adeguarsi con minori allenamenti e pretese, perché il calcio è pur sempre un passatempo, non un lavoro (a questi livelli).

Le idee sono molte: intanto è già importante aprire un dibattito, per garantire un futuro allo sport che amiamo di più.

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