Spal, il “Friuli” apice del momento d’oro
Il tributo del pubblico ha rappresentato il successo più bello. Il difficile viene adesso, però c’è un De Vitis in più
FERRARA. Il Friuli si è tinto di biancazzurro. Quella è zona storicamente legatissima alla Spal. Lì il rabdomante Paolo Mazza aveva eletto il suo territorio prediletto per scovare imberbi talenti da trasformare in futuri campioni. Da quelle parti, a Cordovado, c’è una squadra che si chiama Spal, retaggio di quell’antico rapporto e duraturo omaggio alla Ars et Labor nostrana. Ed a quelle latitudini, mercoledì sera, la Spal ha scritto una delle più belle pagine della sua storia attuale. Non poteva esserci scenario migliore, per farlo. I biancazzurri hanno inaugurato il nuovo stadio “Friuli” battendo 1-0 l’Udinese. La squadra di C che sgambetta quella di A, nella sua scintillante casa. Un successo meritato e prestigioso, per rinverdire i vecchi fasti e per gasare tutto l’ambiente. La Spal vive un momento magico: 6 partite di pre-campionato tra amichevoli e Coppa, altrettante vittorie e nessun gol al passivo. Tutto a dare continuità alle 13 gare utili di fila che hanno incorniciato il finale della scorsa stagione. Il successo più bello è però stato rappresentato dal tributo del “Friuli”, da quegli applausi scroscianti che i 10.000 fans udinesi hanno riservato alla Spal, una testimonianza di simpatia, di stima, di riconoscimento della prestazione fornita. Si converrà che ci sono ampi motivi per lucidare l’autostima.
Dice: è estate, il calcio è ingannevole...
Vero. Ne sappiamo qualcosa. Nell’agosto del 1988 la Spal mise in ambasce l’Inter del Trap (che vinse faticosamente, alla distanza) ma a fine anno i nerazzurri sarebbero stati campioni d’Italia, mentre la Spal - che aveva anche bloccato 3-3 il Flamengo di Edinho, Bebeto e Leonardo - finiva in C2. E lo scintillante pre-campionato dell’estate 1992 fu solo preludio di una inattesa e dolorosa retrocessione dalla B. Detto ciò, è estate per tutti. Perchè mai la Spal non dovrebbe far leva su questa fase positiva per crescere ancora? Il popolo sogna, la società gongola, ieri si è quasi toccata quota 1.000 abbonati (siamo a 936 e manca un mese al via del campionato). Sì, il difficile viene adesso, perchè tutti metteranno la Spal sotto la lente d’ingrandimento e giocare in Coppa con un Catania atteso dal patibolo (ghigliottina o grazia?) sarà assai più complicato che brillare al “Friuli”, e non parliamo degli impegni “che contano” (si dice così...), quelli di campionato, a partire da settembre: col Tuttocuoio di turno non sarà una passeggiata.
Ma la Spal si accinge ai prossimi appuntamenti forte di quanto sta consolidando da mesi, carica dell’attuale entusiasmo, ricca di soluzioni ed ora con un De Vitis in più. Il 23enne centrocampista, figlio d’arte, proveniente dalla Sampdoria, è ufficialmente biancazzurro, si attendono solo annuncio e presentazione. Poi sarà il campo a dire quando De Vitis (potenzialmente un lusso per la categoria) potrà essere pronto per entrare nello scacchiere di mister Semplici. L’allenatore, tra l’altro, ha detto la cosa più giusta quando nell’immediato dopo-Udine ha affermato che «bisogna capire dove sta la forza della Spal». Giusto, ha ragione, il concetto-chiave è questo. E per capire quale sia la vera forza dei biancazzurri serviranno altre verifiche. Il tempo non manca, campionato al via il 6 settembre, per il calendario bisognerà attendere il 25 o 26 agosto, una volta che ci saranno le sentenze definitive dei processi sportivi.
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