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MJ: «Qui alla Bondi per dare energia ed essere un leader»

MJ: «Qui alla Bondi per dare energia ed essere un leader»

Basket A2. Ieri è arrivato Rhett, ala forte o centro «Mi piace difendere e stoppare, da migliorare il tiro»

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FERRARA. Malcolm Jaleel Rhett, MJ per tutti, è sbarcato ieri nel mondo Bondi, atterrando all’aeroporto di Venezia alle 12.47. Ad accoglierlo c’era il diesse biancazzurro John Ebeling. Maglia del Barcellona calcio, una buona dose di bagagli.

«Sono davvero molto contento di essere approdato in Italia - dice il neo biancazzurro -, credevo che il viaggio dagli States fosse meno lungo, non mi aspettavo dieci ore di volo. Ho molta voglia di cominciare».

Cosa si aspetta da questa prima esperienza in Italia?

«Voglio fare il meglio possibile per far vincere alla squadra il maggior numero di gare, cercherò di essere un leader, ora mi devo mettere a disposizione del coach Alberto Morea».

Conosce già qualcuno della Bondi?

«Ho conosciuto Jordan Losi via chat e conosco Erik Rush, giocatore molto esperto, per tutti un esempio».

Approdato a Ferrara, alcuni minuti prima di andare al Pala Hilton Pharma a salutare i compagni (oggi pomeriggio il primo allenamento), il ragazzone di Columbia (Carolina del Sud) si è aperto, definendosi pure «un buon cuoco. Amo il pollo fritto e le patatine».

Ama anche l’avventura che lo attende...

«Tutti coloro che finora ho incontrato sono stati molto amichevoli con me. Al primo anno di esperienza da professionista, non avrei mai immaginato di approdare in Italia: è stupendo essere qua, anche perché la pallacanestro è di alto livello, ma ho sentito parlare molto bene anche del cibo...».

Che giocatore è?

«Molto atletico, un’ala forte pura: mi piace molto difendere, stoppare, giocare assieme ai miei compagni, incrementando l’energia della squadra, che spero cambi ritmo con il mio contributo. È fondamentale avere giocatori esperti al mio fianco, così potranno aiutarmi a capire la pallacanestro italiana, adesso sono un professionista, a Ferrara è come se fossi al primo anno del college».

Cosa dovrà migliorare?

«Nel tiro da fuori, nel palleggio e nel giocarmela uno contro uno».

C’è un giocatore dell’Nba a cui s’ispira?

«Ce ne sono ben tre: LaMarcus Aldridge, Blake Griffin e Zach Randolph. A Griffin, come del resto a me, piace schiacciare, Randolph, come me, è mancino, abbiamo gli stessi movimenti sul campo, mentre di Aldridge mi piace il tiro dalla media distanza».

Perché Ferrara?

«Conosco Holloway, che giocava a Trieste, e l’ex Mantova Jefferson: mi hanno parlato benissimo del campionato italiano, per questo motivo ho accettato di venire a Ferrara subito, anche perché ho delle referenze positive da buoni giocatori e ottimi amici. Mi hanno detto che mi innamorerò dell’Italia e di Ferrara. Mi impegnerò moltissimo ad adattarmi al campionato italiano».

Gli addetti ai lavori dicono che lei è perfetto assieme a David Brkic.

«Sono pronto a essere molto flessibile in campo, al college ho giocato anche da centro puro: abbiamo già parlato con Ebeling e coach Morea di alcuni aspetti tecnici, sono contento di poter giocare in entrambi i ruoli».

Lorenzo Montanari

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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