Sventola bandiera biancazzurra
Tre successi consecutivi ed il solitario primo posto non sono un caso ma poggiano sulle basi della scorsa stagione
FERRARA. Non può essere un caso. Infatti non è un caso. C’è nulla di occasionale, di fortuito, nel solitario primo posto in classifica della Spal: sul campionato sventola bandiera biancazzurra, ed è tutto logico. Tre partite, altrettante vittorie, popolo in visibilio, plotone ampiamente alle spalle. Ok, siamo appena all’inizio, ci sono squadre che devono recuperare diverse gare, il volto della graduatoria è tutto tranne che definito. Ciò che non mente, è l’andamento della Spal. Che ha basi solide e radici antiche.
Poichè salire sul carro dei vincitori è esercizio che ripudiamo, diciamo subito che la Spal della scorsa stagione ci lasciava parecchie perplessità, anche in avvio della sua striscia positiva. Vedevamo varie contraddizioni, da un modulo non consono alle idee di mister Semplici (ma unico adatto alle caratteristiche dei difensori centrali biancazzurri) alla casualità di alcune scelte rivelatesi vincenti (vedi l’esplosione di Finotto, che fino all’ultimo giorno del mercato di gennaio si era cercato di cedere), passando alle evidenti carenze in alcuni ruoli specifici (ad esempio quello di terzino sinistro, occupato da vari interpreti, nessuno testuale). Il lavoro però è stato profondo, incessante, la condizione fisica è migliorata tantissimo, i risultati hanno dato tranquillità, i successi hanno accresciuto l’autostima, la squadra è andata guadagnando efficacia, solidità, continuità, fino a sfiorare la clamorosa (per entità della rimonta) qualificazione ai playoff, ad entusiasmare la piazza, a cancellare i primi sei mesi.
La società ha avuto il merito di non derogare dalla propria linea. L’allenatore l’intelligenza e l’abilità di proseguire l’opera intrapresa, adattandosi al materiale a disposizione (per peculiarità dei singoli non si può giocare con la difesa “a quattro”) ma inoculando sempre più i propri concetti calcistici, riuscendo così a trasformare il precedente hurrà football in un calcio più logico, manovrato, piacevole, efficace.
E’ su questi presupposti che poggia l’attuale Spal capolista. Una squadra diversa dalla precedente perchè più tecnica, più qualitativa, grazie all’inserimento di almeno un paio di giocatori di maggior spessore, completa (con mancini autentici per la fascia sinistra). Quest’anno il mercato rapido e intelligente del d.s. Vagnati ha aggiunto ciò che serviva e non ha presentato contraddizioni (a parte l’arrivo di Ferri: non per il valore del ragazzo - prenderlo è stato un gran colpo in assoluto -, ma in virtù di caratteristiche individuali che nel 5-3-2 non trovano collocazione). Miscelando tutto ciò, la Spal ha proseguito sull’onda vincente dell’ultima stagione, crescendo ulteriormente. Ecco le tre affermazioni di questo avvio di campionato. Quella di sabato sera contro la Pistoiese è stata la meno bella (per espressione di gioco e difficoltà incontrate) ma la più esaltante per voglia e modo con cui la si è ottenuta. Una rimonta frutto di attributi, maturità (la capacità di non scomporsi), pragmatismo, riuscita. E dei cambi di mister Semplici. I fatti gli hanno dato ragione. Da fuori, non avremmo tolto Cellini. E come prima mossa saremmo intervenuti a centrocampo, il reparto palesemente in difficoltà per mille motivi (l’assenza - lunga - dell’infortunato Gentile, i problemini fisici di Di Quinzio, Bellemo in un ruolo non propriamente suo, Castagnetti a disagio). L’esito spiega perchè Semplici è l’allenatore della Spal capolista e noi... non capiamo niente.
Vittorie come quella con la Pistoiese sono segnali precisi, indice della forza di una squadra. Sul campionato sventola bandiera biancazzurra. Possa garrire fino a maggio.
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