Vola l’Inter ruvida di Felipe Melo ma ora il gioco
MILANO. Centodiciotto ammonizioni in 364 presenze in carriera. Più di un giallo ogni tre partite. E in questo inizio di avventura all'Inter ne ha già incassati due in tre gare. Sono i numeri di...
MILANO. Centodiciotto ammonizioni in 364 presenze in carriera. Più di un giallo ogni tre partite. E in questo inizio di avventura all'Inter ne ha già incassati due in tre gare. Sono i numeri di Felipe Melo - a cui vanno aggiunti anche 38 gol, l'ultimo l’altro ieri al Verona - che in questo momento è il giocatore più rappresentativo della squadra nerazzurra. Una Inter in vetta alla serie A che non trova flessioni, bottino pieno e 10 punti in più della Juve, 8 sulla Roma. Felipe Melo è un calciatore fisico, aggressivo, pragmatico, senza fronzoli o giocate da fuoriclasse, come lo sono le prestazioni dell'Inter. In pochi minuti il centrocampista brasiliano è diventato leader della squadra mentre la fiducia di Mancini se l'era già guadagnata. Il tecnico lo ha voluto proprio per le sue caratteristiche di giocatore ruvido e concreto e ha affidato a un mastino del centrocampo la guida dell'Inter. Melo non si risparmia nei contrasti di gioco, vede il calcio come uno sport di contatto dove la fisicità può avere la meglio. «Se non vuoi contatti, giochi a tennis» aveva dichiarato dopo la gomitata rifilata a Mpoku del Chievo. L'ala congolese si è fratturata lo zigomo e in uno scontro di gioco anche Pazzini l’altro ieri ha rischiato un lungo stop.
Il primo posto in classifica a punteggio pieno comunque è un risultato che mancava dai tempi del mago Helenio Herrera, stagione 66-67. Vittorie senza gioco però. Nel primo tempo col Verona solo due occasioni. Tanti passaggi sbagliati, pochi palloni giocabili per Icardi. Poi l'incornata di Melo e una gara più tranquilla.
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