La Nuova Ferrara

Sport

Cus: in carcere la partita del rispetto

Cus: in carcere la partita del rispetto

Rugby. Ieri la Txt ha affrontato la compagine dei reclusi alla Dozza di Bologna

3 MINUTI DI LETTURA





BOLOGNA. Amichevole a metà strada fra sport e sociale per la Txt Cus Ferrara rugby, che ha affrontato a Bologna - all’interno del carcere - la squadra bolognese del Giallo Dozza formata da detenuti del carcere locale e diretta dall’ex dirigente cussino Stefano Cavallini. Questa squadra è frutto del progetto “Tornare in campo” che ha come strumento di recupero appunto il rugby.

Se il risultato finale di 61 a 0 a favore della Txt è frutto delle due categorie di differenza, ma soprattutto dell’inesperienza dei bolognesi, tutto l’insieme è stato vissuto con molta partecipazione. La lunga meticolosa burocrazia in portineria, la scorta interna che guida il gruppo verso il campo a ranghi compatti, passando fra una zona verde con giochi per i bimbi adibita ad area per i colloqui con i familiari. Dall’alto arrivano frasi urlate da visi ignoti celati dietro le sbarre. Chiedono notizie, come nei film alla tv. Poi il campo, quasi surreale nella sua delimitazione su due lati fatta da mura alte e controllate. Spogliatoio comune in una palestra. In un angolo il Ferrara e nell’altro il Giallo Dozza, intento nel cerimoniale della consegna delle maglie. E a fare più confusione sono i cussini. «Il rugby li ha cambiati nell’osservanza delle regole – dice Cavallini – e hanno ora un rapporto diverso con l’autorità».

Tutto il contesto poi sparisce: c’è solo il rugby. Tacchetti, fasciature, il riscaldamento ed il fischio d’inizio. Si gioca. I tifosi della squadra di casa incitano a gran voce assiepati alle finestre, almeno quelle con visuale favorevole. Per il resto è un rimpallare di notizie come in “Quella sporca ultima meta”. In campo è gioco vero e i Gialli ci mettono tutte le energie possibili con Ferrara che impiega un po’ a trovare il bandolo della matassa. Alla fine segnerà 11 mete (2 per Fogagnolo, Ozzarini, Bondoni, e Iacubitchii, 1 invece per Battaglia, Susa e Cavicchi) rendendo onore agli avversari con il più classico dei “corridoi” a fine partita. Quindi il terzo tempo, un bis di pasta alle verdure e riso con gamberetti. Da bere acqua. La birra non è concessa. I Gialli restano un po’ in disparte e sono invitati a più riprese dai ferraresi a mangiare assieme. Si sciolgono e chiedono come li hanno visti in campo, dove devono lavorare di più per migliorare. Un paio di giocatori non sfigurerebbero in serie B, a dire il vero, e qualcuno regala la maglietta del Cus. Magari fra qualche tempo…

Può capitare, sul campo o nella vita, di commettere un fallo. Arriva il cartellino giallo, (da qui il nome della squadra) con la panca delle penalità e si sta fuori dal gioco per un po’. Tempo che può servire per riflettere, che può essere impiegato da chi deve aiutare a riflettere. Perché, prima o poi, si ritorna a giocare, si spera con le idee più chiare. Questo è quello che il rugby in carcere si propone di fare. Insegnare che il rispetto di se stessi passa attraverso il rispetto degli altri.

Dario Cavaliere

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google