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Spal sulla strada dei record, ma occhio

di Paolo Negri
Spal sulla strada dei record, ma occhio

Se domenica batte L’Aquila fa meglio del Livorno, eguaglia l’Inter e si avvicina alla serie di Discepoli del 1994

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FERRARA. Il Livorno, in B, si è fermato a quattro. L’Inter, in A, prima del rovinoso capitombolo di domenica contro la Fiorentina ne aveva collezionate cinque. Vittorie consecutive ad inizio dei rispettivi campionati, intendiamo.

In Lega Pro nessuna squadra ha vinto quattro gare di fila (il Catania é a tre, ed ha così già annullato il -9 di penalizzazione). Nessuna tranne la Spal. Che ora può... superare il Livorno e agguantare l’Inter. Oltre che giungere ad un passo dal record di sei successi uno dopo l’altro in possesso della Spal di Cesare Discepoli e datato stagione 1994/95.

I numeri sono spesso freddi. La statistiche sono fatte per essere aggiornate. Ma é indubbio che gli uni come le altre possono servire per spiegare determinati accadimenti, o per fornire una chiave di lettura. Se si sono attesi ventuno anni per rivedere una Spal capace di partire così forte in campionato, qualcosa significherà. E questo qualcosa é presto detto: la Spal di Leonardo Semplici é forte. È attrezzata. Non vince per caso. Ha fondamenta solide. Guida la classifica con pieno merito.

Il problema, adesso, può essere rappresentato dalle attese. Più vinci, e più ci si aspetta che continui a farlo. Figuriamoci se non é così nella settimana che porta ad una partita casalinga, quella che vedrà la Spal ospitare L’Aquila domenica alle 15 al “Paolo Mazza”. Stadio che sarà affollatissimo, con il tetto dei 5.000 spettatori che - uno più, uno meno - verrà sfiorato, o raggiunto, o superato. Ora, é evidente che una squadra di blasone, di caratura, di ambizioni, deve convivere con una certa pressione: ci si aspetta che la Juve vinca, é sorprendente che non lo faccia. La stessa cosa non si può dire per un Carpi, per lo stesso Bologna, gli esempi in ogni categoria possono sprecarsi. Ed in Lega Pro una Spal é generalmente attesa nelle zone di vertice.

Ma il pericolo, per i biancazzurri, adesso é questo: dare per scontato che. A naso riteniamo che l’asse staff tecnico-squadra possieda la giusta dose di maturità, di esperienza, di buon senso, di voglia di arrivare, per evitare tale trappolone. La meta, in silenzio, é tracciata. E si sa, nello spogliatoio, a quali princìpi attenersi per raggiungerla.

La prova di equilibrio deve dunque venire soprattutto da tutto l’ambiente esterno. Dalla città in senso ampio. La Spal sta facendo sognare, sta alimentando vecchie e mai sopite speranze, solo frustrate per anni, addirittura per decenni. Da qui a pensare che la squadra debba e possa continuare sempre a vincere, ce ne corre. Il tifoso lo vorrebbe, la Spal può sicuramente imporsi sia domenica che poi a Prato - eguagliando così il record della formazione di Discepoli -, e poi sul lungo periodo potrà proseguire a far bene, ma tutto andrà sudato, lottato, conquistato. Ed è anche fisiologico che prima poi (più poi che prima, ci si augura...) una frenata, un inciampo, arriveranno. La Spal del ’94 dopo i primi sei successi di fila pareggiò in casa con il Leffe, per dire (ma tornò subito ad imporsi, a Monza e con il Modena). Ci sta. Quell’anno sappiamo come andò (malamente) a finire ma, in fondo, fu un caso di autosabotaggio, raro per quanto non unico nel mondo del calcio. Adesso il clima è ben diverso. Proprietà, dirigenza, staff tecnico e squadra remano tutti nella stessa direzione. E ambizione fa rima con umiltà. Di scontato viene dato nulla.

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