Non aspettiamo al varco questi vecchietti
di Marco Nagliati Oscillando tra palco e realtà, canta Luciano Ligabue. Ecco, transitando tra una benevole etichetta di squadra esperta ed una più maliziosa di gruppo di “vecchietti”, la Bondi...
di Marco Nagliati
Oscillando tra palco e realtà, canta Luciano Ligabue. Ecco, transitando tra una benevole etichetta di squadra esperta ed una più maliziosa di gruppo di “vecchietti”, la Bondi Pallacanestro Ferrara è infine arrivata al giorno della prima. Il teatro alza il sipario e la recita inizia. Le prove in cui tutto sostanzialmente era lecito, ora sono finite. Basta amichevoli, ogni azione adesso ha un valore. Il team biancazzurro ci arriva dopo alcuni mesi tra i più insoliti mai vissuti sotto il cielo estense. Fino all’ultima estate, Ferrara le sue squadre le amava a prescindere. Fossero ambiziose con Valli, oppure costruite in fretta e all’ultimo con Dalmonte in panchina. Avessero un futuro o giocassero - già in partenza - per sopravvivere come nell’ultimo anno del Club con Martelossi al timone. Erano i “nostri” e si faceva trincea. Stavolta si parte con le rugginose scorie di mal di pancia variegati e assortiti. Stati d’animo esterni, peraltro sempre più sfumati visto che comunque gli oltre 1100 abbonamenti sono un segnale di antica passione. O, almeno, sana curiosità. All’interno, ad ogni modo, l’ambiente è coeso. E non è certamente giusto far pesare il passato a questi nuovi attori. Nè aspettarli al varco al primo inciampo. Così come non ci pare opportuno indicare nei playoff l’obiettivo stagionale. Sarà un anno di transizione, da decodificare nel tentativo di produrre un basket gustoso e - questo sì - lontano dalle zone basse. Se vogliamo che ci sia un futuro, deve esserci un “durante”. Questo della Pallacanestro Ferrara 2.0.
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