Ebeling indenne alle mille emozioni
Basket A2. Nella Pallacanestro Ferrara corsara al Pala De Andrè in gioco gli affetti e le sue idee di ds: «Voglio compattezza»
FERRARA. Stanno arrivando un po’ di complimenti. Non esagerati, che in fondo è andata in archivio soltanto la prima partita. Però, al saldo di un’estate complessa, diciamo che John Ebeling s’era fatto una ragione a tirare avanti circondato da scetticismo e critiche. Il colpo corsaro di Ravenna, che non cambia la vita ma sicuramente un po’ la migliora, ha permesso alla Pallacanestro Ferrara di dare vetrina alle intime convinzioni. E colui che crede ciecamente in questo gruppo è il demiurgo, il direttore sportivo che questa squadra l’ha costruita: John Ebeling, appunto, «Vabbè, i complimenti fanno sempre piacere ma è davvero importante essere uniti quando le cose non vanno bene. È nei momenti difficili che conta dimostrare compattezza».
La scorsa domenica, anche per un veterano dei parquet come Ebeling, non è stata però una di quelle da catalogare alla voce “normale”. La Bondi era un po’ attesa al varco; senza trascurare che in panchina c’erano Michele e Gianmarco che di cognome fanno Ebeling. «Dai, in fondo di situazioni in cui c’era pressione ne ho vissute tante. Nell’ultimo mese si avvertiva qualcosa nell’aria; però, come dico sempre: “Se non sei in grado di gestirla cambia mestiere”. Che tu sia dirigente o giocatore, devi sapere convivere con queste emozioni. Certo, avendo i figli in squadra è anche peggio. Magari alcuni, dall’esterno, pensano siano raccomandati: infatti non hanno toccato il campo. Se non meritano stanno fuori, altrimenti giocano. Coach Morea li tratta come qualsiasi altro giocatore».
Certo che anche sul coach il mirino della critica era prontissimo... «Io so che Alberto è bravo. Vedo un uomo e un allenatore in crescita costante e non dimentichiamo che è ancora molto giovane. Venire a Ferrara, per la seconda volta, è stata una scelta che ha dimostrato carattere e personalità. Forza interiore. Sinceramente credo in lui».
Al Pala De Andrè ha saputo gestire bene il neo arrivato Henderson, col contributo del giocatore stesso. «Esian aveva due soli allenamenti con noi, ma ha avuto un grande impatto sulla partita. A quel punto avrebbe potuto pretendere un minutaggio maggiore, da americano. Ma ha capito che non avrebbe dovuto alterare equilibri che abbiamo raggiunto dopo molte settimane di lavoro. E Morea è stato saggio nel gestirlo, rispettando il lavoro di un mese fatto con la squadra».
Diciamo che, adesso, la panchina s’è un filino allungata. E qui, Ebeling storce il naso: «Non sono d’accordo sui discorsi legati alla panchina corta. Non la vedo così, anche perché quasi tutte le squadre hanno tre Under altrimenti paghi la multa. E poi noi non dobbiamo vincere il campionato». Dove mette l’asticella delle ambizioni? «Vorrei riuscire ad arrivare ai playoff».
A mente fredda, il dirigente Ebeling come valuta il primo passo compiuto dalla Bondi? Il diesse dei biancazzurri non esita: «Mi aspettavo questo atteggiamento di maturità da parte della squadra. Quando si gioca sul serio, emerge il valore. In fondo me l’aspettavo: conosco i meccanismi di un gruppo. Quando Ravenna è arrivata sul “-1” i nostri giocatori sono si sono mai fatti prendere dal panico. Non ho visto isteria né egoismi. Hanno ascoltato il coach e giocato di squadra». Dentro di lei aveva tutte queste certezze? «No, finchè non giochi non sei mai sicuro di avere fatto bene. Se i giocatori stanno bene insieme, e sono amalgamati tra loro, lo scopri quando inizia il campionato. Non prima».
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