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Il consiglio di coach Diana: «Bondi, non accelerare»

di Lorenzo Montanari
Il consiglio di coach Diana: «Bondi, non accelerare»

Basket A2. Il tecnico vive a Vigarano Mainarda ed è sposato con una ferrarese. Con Brescia ha battuto Legnano, domenica atteso a Ferrara: «Con loro ritmi bassi»

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FERRARA. Abita a Vigarano Mainarda, ha sposato una ferrarese e la prima squadra che ha allenato fuori dalla sua Livorno è stata la 4 Torri, che ricorda con affetto. Adesso allena Brescia, Andrea Diana e domenica 4 ottobre  ha espugnato Legnano, formazione che domenica pomeriggio scenderà al Pala Hilton Pharma per sfidare la Bondi. «Legnano ha un modo di giocare brillante - racconta il coach della Centrale del Latte -; si tratta di una formazione che ha intensità, prende fiducia dalle situazioni di recupero difensivo e contropiede: abbiamo limitato le palle perse, cercando di non farli correre. Abbiamo tenuto basso il ritmo di gioco: Legnano diventa pericolosa se prende fiducia ed ha tre terminali offensivi, Raivio-Frassineti-Pacher, di primo livello. In più l’esperienza di Maiocco e Palermo e la fisicità di Martini rappresentano pericoli. Avversaria pericolosa per la Bondi  perché compensa la poca esperienza di alcuni giocatori con l’energia, la fisicità e la capacità che ha di passarsi il pallone».
Parliamo della Bondi?
«Nelle difficoltà che ci sono state durante l’estate, Ferrara ha allestito un roster di qualità. Il fatto di poter contare su giocatori che per il campionato sono dei fuoriclasse, come Brkic e Bucci, rappresenta il fatto che la Bondi è molto esperta, solida e compatta. Il fatto di avere rotazioni ridotte in un senso può essere un difetto, dall’altro dà delle gerarchie ben precise e responsabilizza molto i titolari. Rush, ala piccola fisica, può mettere in difficoltà molte squadre. Rush, Okoye di Matera e Cortese di Verona, giocatori più fisici del campionato, hanno disputato gare importanti a dimostrazione che la fisicità diventa elemento fondamentale della pallacanestro moderna».
Due categorie più sotto c’è la compagine da dove lei è partito dopo Livorno: la 4 Torri del presidente Moretti.

«Nel mio processo di crescita , la 4 Torri è una parte molto importante. Il fatto di essermi ben integrato lo devo al presidente Moretti: ho appreso molto dall’esperienza di Mario De Sisti, due figure importanti nel mio trascorso».

L'intervista completa a coach Diana sulla Nuova in edicola giovedì
 

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