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Cari tifosi, dove eravamo rimasti? Ora c’è una conquista reciproca

Cari tifosi, dove eravamo rimasti? Ora c’è una conquista reciproca

D. unque, dove eravamo rimasti?”, chiese al suo pubblico il famoso presentatore tornato in tv. “Dunque, in quanti siamo rimasti?”, è la domanda dell’anno in casa Bondi. Risposta facile se si guarda...

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D. unque, dove eravamo rimasti?”, chiese al suo pubblico il famoso presentatore tornato in tv. “Dunque, in quanti siamo rimasti?”, è la domanda dell’anno in casa Bondi. Risposta facile se si guarda il campo: zero o spiccioli di gioventù, dopo la demolizione controllata (nella migliore delle ipotesi, controllata) ordinata dalla società di Bulgarelli, senza troppe scuse né ringraziamenti. E giù polemiche, striscioni, abbandoni.

Più all'ordine del giorno, con medesimo quesito di interessante risoluzione, il responso di oggi sugli spalti in occasione del debutto tra le mura amiche. Una campagna abbonamenti oltre quota 1.200 non era risultato scontato, al termine dell’estate infuocata che conosciamo; sinonimo di un amore per la pallacanestro e per Ferrara ben radicato oltre le contingenze e le persone. Ma l’amore non è cieco, non fidiamoci dei proverbi. Il tifoso (entità impalpabile e astratta perché poi ognuno tifa a modo suo) chiede serietà, invoca certezze, reclama attenzioni, non tollera angoli bui. È un gioco di conquista reciproca da confermare giorno dopo giorno. Nella chiarezza.

Diciamolo subito: la squadra c’è, è competitiva, già lo si è intravisto a Ravenna. Merita un sostegno incondizionato. Morea torna e sfida lo stigma dell’essere stato giubilato in passato; Losi riappare coi “nostri” per smentire un altro stigma, quello che bolla colui che deve per forza fare il “nemico” a vita. Tuttavia, così la vita sportiva non è. Viva l'impronosticabilità. “Sports. You never know”, ha detto una volta un giornalista americano. Quelle del coach e del playmaker sono appassionanti vicende personali cui concedere opportunità di rivincita e nuovi ostracismi nei loro confronti sarebbero ingiustificati. Il verdetto, come sempre, spetta non agli esseri mortali bensì al parquet. Dove a destare curiosità ci saranno pure la mascotte-cappellaccio dello sponsor e le cheerleaders. Ai confini tra marketing e folklore. Per noi che abbiamo visto pure la Semper band (citazione per tifosi non proprio neofiti) l'emozione sarà contenuta. Ma quella, davvero, fu un’altra storia.

Fabio Terminali

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