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Matano-Klappert in palio due carriere

di Sergio Armanino
Matano-Klappert in palio due carriere

Il campione ferrarese: se vinco combatterò a Las Vegas

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FERRARA. Marcello Ippolito Matano contro Nick Klappert per il titolo Intercontinentale Ibf dei pesi superwelter. È questo il match clou della riunione che andrà in scena sabato 31 ottobre al Pala Hilton Pharma. E il conto alla rovescia è iniziato. In palio non c’è solo un titolo, di per sè importante, ma le carriere dei due pugili. Ieri, Matano è venuto in visita nella nostra redazione, accompagnato dal suo maestro Roberto Croce, per presentare il match.

Marcello, da quanto prepari quest’incontro?

«Tre mesi. Il primo mese più che altro ho fatto resistenza, fondo, lavorando sul fiato: tanta corsa lunga la mattina, anche con cambi di velocità. Il secondo mese ho lavorato sulla forza, sulla massa muscolare, la potenza. L’ultimo mese si trasforma il tutto in esplosività, facendo circuiti, corpo libero, tecnica e tattica, velocità, guanti».

Chi ti segue in queste fasi?

«Il preparatore atletico Matteo Guerzoni, che ha seguito tutta la mia carriera professionistica. Per tecnica e tattica Roberto Croce».

Sei in forma?

«Controllo il peso tutti i giorni: alla mattina sono perfetto, il limite è 69,850 kg, sono 69,5. Certo, devo stare attento a cosa mangio».

Seguirai una dieta...

«Ci siamo affidati al dietologo Massimo Della Valle. Mangio un po’ di tutto, ma i carboidrati la sera li evito. E devo pesare tutto: ci sono giorni che a pranzo mi fa mangiare 80 grammi di pasta, altri 140. È un lavoro complesso: l’ultima settimana c’è lo scarico dei carboidrati, si eliminano del tutto, e mangio pesce, carne verdura e certi tipi di frutta, per poi ricaricare, in maniera studiata, dopo il peso, con i carboidrati».

Già, il peso, sempre una questione delicata...

«Nell’Ibf anche di più, sono previste due pesature: le faremo entrambe alla Ferrara Boxe, la prima venerdì 30 alle 17.30, la seconda sabato alle 11. Questa sigla le prevede per evitare che i pugili scarichino peso con prodotti come i diuretici, per poi riprendere peso nelle ore successive: al venerdì devi essere entro il limite di categoria, il giorno del match puoi essere al massimo 4 chili e 200 grammi in più di quanto pesavi il giorno prima».

Altre differenze?

«Anche il bendaggio è diverso: non puoi bendare le nocche delle mani, questo per facilitare il ko, così i colpi fanno molto più male. E non c’è il conteggio in piedi».

Intoppi durante la preparazione?

«Un problema al collo, facendo un esercizio mi si sono disallineate due vertebre, ma l’osteopata l’ha messe a posto».

Con chi hai fatto guanti?

«Con il campione dell’Unione europea Matteo Signani, un peso medio, e con il superwelter Orlando Fiordigiglio, anche lui è stato campione dell’Unione europea».

Parliamo del tuo avversario: cosa sai di questo tedesco?

«Sicuramente è un pugile di valore, si vede già dal suo record, 20 vittorie di cui 13 per ko e una sola sconfitta. Anche lui è campione intercontinentale ma di un’altra sigla e anche per lui questo è un match decisivo: io vincendo entro nei primi posti della classifica Ibf e a febbraio Loreni (il suo manager, ndr) mi farebbe fare la semifinale mondiale Ibf a Las Vegas; lui, invece, andrebbe a fare il mondiale Wba, che avevano proposto anche a me, ma Loreni ha preferito andare avanti con la Ibf».

Che match prevedi?

«Combattuto fino all’ultimo secondo, a meno che non vada giù prima... È una grossa opportunità, non intendo farmela scappare. A differenza sua, io ho affrontato molti match duri e posso contare sul fatto che più l’avversario è forte, più la mia resa sul ring sale».

Klappert è più alto di te: che tipo di pugile è? Come va affrontato?

«È veloce, preciso nei colpi, un attendista con il colpo da ko. Non gli devo dare il tempo per ragionare, bisognerà tenere corta la distanza».

Giochi in casa, quanto conta?

«Ha un valore grandissimo, il pubblico di casa mi dà la carica: speriamo siano in tanti. Ho un gruppo di amici che mi fa la bandiera gigante, ogni volta sempre più grande. Poi mia sorella, i suoi amici, i ragazzi della palestra...».

Come sei arrivato alla boxe?

«È stato molto casuale. Era un periodo difficile della mia vita, passeggiando ho visto la scritta “boxe” e sono andato a informarmi. All’inizio era uno sfogo, poi sono arrivati i combattimenti, le vittorie per ko: ho visto che avevo delle potenzialità e sono andato avanti. Ho iniziato a 19 anni (ora ne ha 29, ndr), tardi, la mia carriera dilettantistica è stata abbastanza breve. Siamo partiti insieme, io e Croce: lui stava diventando allenatore, io iniziavo a boxare: eravamo al Cape in Foro Boario ed era dai tempi di Cavazzini che nessuno portava più vittorie in quella paleestra: su 850 palestre, è arrivata a essere 11ª in Italia e prima per tre anni consecutivi in Emilia Romagna».

Come ti ha trasformato la boxe?

«La mia vita è cambiata completamente e in meglio. Facevo una vita sregolata, fumavo, bevevo, poi mi sono concentrato su questo sport, sulla preparazione: avere già vinto 4 titoli professionistici in così poco tempo, non lo avrei mai pensato. Ora arrivano i match decisivi, il massimo che un pugile può ottenere: la tensione sarà alta, ma io, più del combattimento, ho paura degli inconvenienti. Non sempre vince il più forte, a volte è anche questione di fortuna. In 12 round è... una campestre di botte, non sai mai che colpo ti può arrivare».

Serve anche una preparazione psicologica?

«Se uno sta a pensare al pubblico, al farsi male, alla diretta tv... alla notte non dorme. Bisogna estraniarsi da tutto: il mio carattere aiuta, poi il team mi sta vicino».

Scaramanzie? Riti?

«Sempre calze nuove per il match, comprate la mattina stessa, taglia 43, lunghe, nere. E i bendaggi».

Le ultime ore prima del match come le trascorri?

«Mi isolo, voglio lo spogliatoio solo per me, ascolto musica e mi carico. Due ore prima viene il massaggiatore per riscaldare i muscoli. Poi mi benda Loreni».

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