Ebeling: Bondi addio Il ds si è dimesso
I sei mesi più difficili in trent’anni. Non sentivo più la fiducia
FERRARA. Ha iniziato a Ferrara la sua carriera da giocatore negli anni Ottanta. E sempre qui finisce quella da dirigente sportivo. Almeno per ora. Visto che da ieri John Ebeling non è più il direttore sportivo della Pallacanestro Ferrara. Era arrivato in estate, voluto fortemente da una società che stava cambiando pelle, ma che fin da subito lo ha «lasciato troppo solo – ha detto lui stesso, seduto a una scrivania del PalaPalestre -. Da maggio ad oggi ho lavorato 24 ore al giorno, sacrificando la mia attività e la mia famiglia, per il bene della Pallacanestro Ferrara. Ma purtroppo non c’erano più le condizioni per continuare».
La decisione è maturata nella notte tra mercoledì e giovedì, anche se la spinta a bere l’amaro calice è arrivata dopo aver letto le dichiarazioni che il presidente della Bondi ha rilasciato alla stampa mercoledì pomeriggio. «Questa squadra ha problemi strutturali – ha detto Bulgarelli – e la responsabilità della sua costruzione è dello staff tecnico. Ora dobbiamo cercare di porvi rimedio, ricorrendo al mercato, ma non si può più sbagliare». Frasi che non sono piaciute a Ebeling. «Io sono dell’idea che i panni sporchi si lavano in casa e non sui giornali. Dopo la sconfitta di Chieti ci siamo confrontati con la società sulle cose che non andavano, mi aspettavo che il dialogo continuasse, senza dover per forza criticare apertamente squadra e staff. Credo che dopo tre giornate sia prematuro pensare al mercato e soprattutto gettare la croce addosso a qualcuno. In questo momento mi sento molto deluso e amareggiato per quello che è stato detto e scritto sul mio conto, danneggiando la mia persona e la mia immagine. E poi se, guardo al passato, vedo che è stato mandato via un direttore sportivo che ha raggiunto il secondo posto (Pulidori; ndr). Quindi io mi sono chiesto: quali risultati devo ottenere per avere la fiducia della società?».
Un direttore sportivo, per la natura stessa del suo lavoro, è esposto alle critiche. Non è eccessivo dimettersi alle prime difficoltà? Stando alle parole di Ebeling quella delle critiche è stata solo la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso e la strada è stata fin da subito in salita. «Inizialmente pensavo di poter contare su alcuni collaboratori, ma poi le cose sono cambiate. Pulidori è stato mandato via, così come altre persone che sarebbero servite nello staff. Ho dovuto ripartire da zero e ricostruire un ambiente che, alla luce delle polemiche estive, non godeva più della stessa fiducia di prima. Ma nonostante tutto ho fatto del mio meglio per risolvere i problemi per far ripartire la società e la squadra». Budget e giocatori. Anche qui l’ex ds ha qualcosa da dire. «Inizialmente mi è stato chiesto di non superare il budget della scorsa stagione – ha continuato Ebeling -, cosa che a tutt’oggi è stata rispettata, nonostante il livello del campionato sia nettamente superiore. Peccato che strada facendo le risorse a disposizione siano calate per via dell’abbandono di certi sponsor. Inconveniente che ha influito sulle strategie».
«Sono ancora convinto – ha continuato – che questa squadra sia la migliore che potessimo costruire con il budget e il tempo a disposizione, visto che le lungaggini della trattiva con Martelossi ci hanno complicato il mercato. La squadra è stata costruita con soli sette giocatori più tre giovani per non spendere i cinquemila euro di multa previsti dal regolamento e con l’idea di andare sul mercato a gennaio. Scelta, come molte altre, condivise da tutti; compreso l’acquisto di Brkic, che ora viene criticato e si dice che è costato troppo. E di Ibarra, preferito ad un giovane play della nazionale under 20». Riflette, sospira, cerca con uno sguardo la moglie Isa che lo ascolta in fondo alla sala. Sicuramente John non avrebbe pensato di trovarsi a rassegnare le dimissioni a ottobre, dopo pochi mesi di lavoro. «Sono molto triste e amareggiato per come sono andate le cose. Ma in trent’anni di basket questi sono stati i sei mesi più duri della mia carriera».
Mauro Cavina
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