Caccia segue la sua strada «Punto in alto»
Il campione italiano difende la cintura ma pensa già a traguardi più importanti
FERRARA. Quanto durerà questa volta l’avversario di Alessandro Caccia? Per quanto un po’ scherzosa, la domanda è legittima, visto che ultimamente a passare sotto i colpi del welter ferrarese, campione italiano e detentore del mondialino latinoamericano Wbc, si rischia di non finire in piedi il match. Ne sanno qualcosa Renato De Donato, finito ko alla sesta ripresa proprio nel match valido per la corona internazionale, e ancor più Giacomo Mazzoni, co-sfidante per la cintura tricolore, steso dopo appena un minuto e 40 secondi dalla prima campana. Sarà preoccupato Michele Esposito, che sabato 31 lo affronta nella difesa volontaria del titolo nazionale.
Dunque Caccia, quanto durerà questa volta il tuo match?
«Punto a fare tutte le riprese (sono 10 quelle previste, ndr). Poi, se mi riesce di chiudere prima, ne approfitto, ma il colpo del ko non va cercato».
L’ultimo a Milano con Mazzoni, però, è durato appena 1’40”...
«Per colpa di un insieme di cose, che fanno l’evento, il match e il risultato. Il pugile toscano aveva chiacchierato un pochino troppo («Caccia si crede un fenomeno, ma sul ring del teatro Principe sabato si capirà il suo vero valore», aveva detto allae alla vigilia del macth a Milano, ndr). Mi sembrava giusto dare una dimostrazione, sia a lui che al pubblico, che quelle parole erano in libertà: le sue sconfitte contro di me, due volte da dilettanti, avevano una ragione...».
Guardiamo a sabato prossimo, al tuo avversario: com’è Michele Esposito?
«Non lo conosco, se ne è occupato il mio entourage di capire chi è e di trovarmelo: lo affronterò come tutti gli avversari che ho incontrato finora».
Non è rischioso andare così incontro all’ignoto?
«Bisogna stare attenti con tutti gli avversari, non ce n’è uno da sottovalutare. Ho incontrato anche mestieranti che mi hanno messo in difficoltà, ma per crescere bisogna fare questo e altro, incontrare avversari di livello buono per arrivare a traguardi importanti».
Come ci si prepara non conoscendo l’avversario?
«La preparazione è quella, vive di standard. Non miro ad adeguarmi all’avversario, io penso già al livello internazionale, per poter crescere e arrivare sempre più in alto bisogna guardare lì. A livello italiano, da dilettante ho fatto un sacco d’incontri, ma da professionista la prospettiva cambia.In ogni caso, la preparazione è stata perfetta alla New Millenium di Romano Becchetti, che ringrazio per farmi allenare lì, così come Jorge Pompè, che fa parte del mio entourage, e chiaramente Massimiliano Duran, per la preparazione tecnica, con cui mi alleno quotidianamente».
Questo match dove può proiettarti?
«A traguardi importanti a livello internazionale, europeo. Già avevo fatto il mondiale latino Wbc ed era andato bene, dopo questo incontro si comincerà a parlare di europeo: ci penserà il mio manager, Cherchi e la sua Opi 2000, a tracciare il percorso».
Questa volta combatterai in casa.
«Sono contento di poter combattere a Ferrara, la mia città, quella in cui sono cresciuto come persona e a livello pugilistico, erano tre anni che non combattevo qui. Mi fa piacere».
Tifosi?
«Ci sono. Combattendo fuori, in giro per l’Italia, me li sono conquistati, Ferrara credo possa rispondere in maniera importante a questo evento, come nei prossimi che spero ci possano essere».
C’è un pugile a cui t’ispiri?
«Quelli che vedo io sono i pugili del passato, m’ispiro a loro. Chi? Leonard, Hagler, Roberto Duran...
A quale pensi di assomigliare?
«A nessuno, ognuno ha le proprie caratteristiche: da loro cerco di catturare quelle migliori».
Scaramanzie, riti prima del match?
«I riti non si dicono»
Visto che non li sveli, parliamo di quelli Momo Duran: come ha perso 21 chili?
«Forse aveva nascosto qualcuno dentro di sè... Oltre alla dieta, si è allenato: è molto importante, migliora la sua salute, si mette in forma. L’attività fisica dev’essere costante, lui si era lasciato andare per un po’ di anni, poi ha capito che doveva reagire».
Parliamo della riunione del 31.
«È importante, con tanti pugili di prospettiva, che mirano a raggiungere traguardi. Ferrara dev’essere onorata di avere questi ragazzi ambiziosi: speriamo che ci sia una risposta adeguata, sia di pubblico al palasport, sia a livello televisivo».
Non c’è solo la boxe nella tua vita.
«Il pugilato sta cambiando anche a livello culturale, i pregiudizi che si avevano in passato sui pugili senza cultura stanno scomparendo: io sono la dimostrazione che il pugilato è cambiato, io mi sono laureato in scienze motorie e trovo anche avversari che hanno seguito lo stesso percorso».
Però ti abbiamo anche visto posare per servizi fotografici: vuoi fare il modello?
«Qualche scatto con Lorenzo Zanirato e il suo calendario Malemodel l’avevo fatto, poi mi hanno cercato quelli della Leone (i celebri guantoni da boxe, ndr) e così ho fatto un servizio per loro, assieme a qualche bella ragazza...».
Chiudiamo ancora con la boxe: a quale delle due cinture sei più affezionato?
«Non ci sono differenze, a entrambe: le ho conquistate».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
