La Nuova Ferrara

Sport

Bondi, la squadra inizi a combattere Poi servirà il mercato

di Marco Nagliati
Bondi, la squadra inizi a combattere Poi servirà il mercato

Serie A2. Indispensabile che il gruppo difenda con grinta Morea metta ordine. Solo dopo si può rafforzare la rosa

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. Più che guardarsi dentro, servirà correre. Perché, al momento, il problema della Bondi non è avere un’età anagrafica elevata; oppure una panchina corta. E, magari, in alcuni un tasso tecnico su cui in futuro servirà riflettere. Il guaio principale è che questa squadra è sfilacciata. Che sì, attacca malissimo e senza coralità, ma soprattutto non mette energia. Non si sbatte. Non rimane in trincea a ribattere colpo su colpo. Non usa quelle che sono le uniche armi per un gruppo in difficoltà e che non riesce ad esprimere basket: la rabbia agonistica. Le fondamenta, a maggior ragione nel momento in cui infuria la bufera, sono difesa e grinta. La Bondi di coach Morea, dopo la buona prova all’esordio di Ravenna, invece di trarre linfa e proseguire nel processo di crescita si è clamorosamente fermata. È sul ciglio della strada e cammina lenta, invece di prendere il centro del sentiero e mulinare gambe e braccia. La società potrà intervenire sul mercato fino allo sfinimento, ma se non cambia rapidamente lo spirito dentro lo spogliatoio tutti gli sforzi rischiano di risultare vani. Al neo ds Pasi è bastata una porzione di partita, sabato contro Treviso, per capirlo.

Di conseguenza non è il problema di avere allestito una formazione anzianotta e quindi poco atletica, in primis è una questione di spirito. Se Roseto - per dire - è un’ammazzagrandi come l’anno scorso pur non avendo un roster lussuoso, significa che il campionato non presenta vette troppo elevate per le risorse estensi. Però se giri al largo dal fuoco e quando gli avversari attaccano sei regolarmente battuto sul primo passo, vincere è sostanzialmente impossibile. Morea, nel dopo match, è stato chiaro: «Dobbiamo battagliare a prescindere dal talento. Per riprendersi si parte da dietro». Perfetto. Tocca dunque al tecnico, adesso, dare ancora di più. Usare carisma e determinazione. Mettere ordine. Pretendere. E se non è seguito, operi scelte dolorose: in attesa dei rinforzi, un filo di spazio in più ai giovani. «Voglio molta ansia di difendere e meno ansia di tirare» aggiunge l’allenatore. Finora sta ottenendo il contrario. E sulle conclusioni fuori equilibrio, si buscano contropiedi devastanti. Subentra solo successivamente, se vogliamo, il problema profondo sull’altro lato del campo. La Bondi gioca male. Uno sviluppo eccessivamente perimetrale, prevedibile, che non mette in difficoltà le rotazioni della retroguardia rivale. Poche volte si va all’esecuzione per servire Brkic, che avrà anche le sue responsabilità ma contro Treviso ha ricevuto il primo pallone spalle a canestro, in movimento, soltanto al 16’. Se la circolazione è al ralenty e i blocchi teneri, logico che sotto il pivot è raddoppiato. A quel punto, subentra la frenesia. Ognuno prende palla e va per soluzioni individuali. Ma Rush può dare tanto, se innescato e liberato in una porzione di campo per un “uno contro uno”. Altrimenti si smarrisce nei mendri del match, lui che è atleta d’istinto. Henderson, fronte a canestro, non è così inguardabile. Chiaro, la regia di Ibarra è discussa ma un metronomo come lui, finché non si gioca di sistema, sarà sempre nei guai. Perché non ha il talento per mettersi in proprio. Non ha la sfrontatezza di Losi, che se butta male tira da fuori e vada come vada. Insomma, okay rafforzare la rosa: che è indispensabile. Prima, però, i giocatori ci diano dentro. E Morea vada di sciabola.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google