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La Signora del pugilato «Riempite il palasport»

di Sergio Armanino
La Signora del pugilato «Riempite il palasport»

Sabato prossimo la riunione con i Neo Pro e i campioni Matano e Caccia

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FERRARA. È di lunga data il rapporto che ci lega ad Augusta Becchetti Duran. Da quando si condividevano i ritiri prima dei match - sul ring, allora, ci salivano i suoi figli Massimiliano e Alessandro - e il suo cuore di mamma si allargava alla compagnia. Nell’arco degli ormai tanti anni, un’intuizione è diventata certezza: di tutta la famiglia (e non solo) è lei la massima esperta di pugilato. Un motivo in più per chiederle di aprirci la porta di casa e chiacchierare di boxe, alla vigilia dell’importante riunione di sabato prossimo al Pala Hilton Pharma. E lei ha accettato di buon grado.

Augusta, partiamo proprio dalla notte di Halloween: sabato 31ci sarà una grande riunione...

«Ah, debutta anche Turchi - dice scorrendo il programma -, Fabio l’ho visto da dilettante e mi è piaciuto».

Cosa le è piaciuto di questo peso massimo, di cui si sente parlare bene?

«È sempre in linea, usa la testa, non fa a botte, ma la boxe: quando i pugili fanno a pugni, spengo la tv o cambio canale. Lui ha un bel fisico e poi è un bravo ragazzo, educato...».

Mamma Augusta va sempre in palestra, quindi...

«Certo e i nostri ragazzi (quelli della Padana Vigor dei figli, ndr) li guardo sempre allenarsi».

Saranno diversi, sabato prossimo, i debuttanti nella nuova categoria dei Neo Pro: come vivono il passaggio da dilettanti a professionisti?

«I ragazzi sono pieni d’emozione, tensione, paura di esibirsi davanti a una grande platea».

Ne ricordiamo uno che, invece, andò addirittura in America per passare al professionismo...

«Ma per mio figlio Alessandro era solo una questione di età, qui in Italia non lo avrebbero fatto combattere, così con suo padre andò a Chicago: è l’unico match di Alessandro a cui non ho assistito, perché Massimiliano stava facendo il servizio militare e non volevo allontanarmi. Tutti i ragazzi di quella riunione sono poi diventati campioni del mondo. Carlo, prima del... fatale incidente, mi disse che dovevamo portare anche Massimiliano a fare l’esperienza americana».

Torniamo alla riunione di sabato 31 e agli altri protagonisti.

«Cristofori ha del talento, se impara a colpire spostandosi, diventerà bravo. Zagatti è forte fisicamente, ha grande volontà e passione. Anche Bentivogli è al debutto: è bravo, speriamo non si faccia prendere dall’emozione».

Arriviamo ai match clou. Caccia, che mette in palio il suo titolo italiano, è un welter come lo era suo figlio Alessandro, ma completamente diverso...

«Speriamo che rimanga con i piedi ben piantati per terra, allora avrà la possibilità di fare strada. È molto veloce e ha il pugno che, se arriva, fa male, ha il colpo del ko. L’ho visto fare le ultime 12 riprese d’allenamento prima di questo match, in palestra è perfetto, non si lamenta mai, è sempre sorridente, invece adesso lo vedo serio, già molto concentrato sull’incontro».

Di Esposito, il suo sfidante, se ne è sentito dire bene e male, ma Caccia non sembra interessato...

«Sì, non gliene importa niente, come sempre: guarda a se stesso, non a chi deve affrontare. So che è più alto di lui, dovrà accorciare le distanze. Ma, soprattutto, spero che sia sostenuto da un gran tifo, che ci sia pubblico, come quando c’erano i miei figli sul ring, a sostenere questi ragazzi: vorrei tanto vedere il palasport pieno».

E arriviamo a Matano e al suo titolo intercontinentale Ibf dei superwelter.

«Marcello ha un cuore grande, immenso, tanta volontà: io spero proprio che vinca. È migliorato molto. Il suo avversario è buono e, anche in questo caso, più alto di lui. Marcello deve muovere molto il tronco, è capace di farlo, non deve dimenticarsene. E poi ha ragione lui: deve accorciare le distanze e lavorare sul bersaglio grosso».

Da Carlo a Massimiliano e Alessandro, fino ai loro allievi, ha visto tre generazioni di pugili...

«La seguivo anche prima, da lontano, poi l’incontro con Carlo e lì ho capito che dovevo diventare alleata del pugilato, non mettermi in competizione: avrei perso! Ho sempre sofferto tantissimo, anche per i giovani di oggi, tanto da non dormirci la notte. Poi, ce n’è uno in particolare (non dico il nome, ma lui lo sa...) che ha un talento immenso, ma quando sale sul ring ancora non riesce a esprimerlo: per me è lui il pugilato».

Com’è cambiata la boxe?

«Carlo, per poter combattere per un titolo, doveva guadagnarsi la posizione in graduatoria, un gradino alla volta: il livello era molto alto, solo due sigle, la Wba e la Wbc, e 16 campioni, senza i pesi intermedi. Per questo non riuscì a fare il mondiale, perdendo l’europeo a Copenaghen. Massimiliano si è trovato campione del mondo giovanissimo, anche troppo, e lì fu bravissimo Rocco Agostino a farlo combattere per il titolo: poi lui riuscì a far perdere la testa a De Leon (che venne squalificato, ndr), con quel suo jab sinistro veloce. Il portoricano poi confessò che no riusciva mai a vedere il match per quel colpo. L’ascesa di Alessandro, invece, è stata molto più tribolata...».

Un match a testa, quali ricorda con maggior piacere?

«Per Carlo, il primo titolo italiano: per lui, straniero, che aveva penato tanto per avere la cittadinanza, fu una gioia immensa. Per Massimiliano, il mondiale. Per Alessandro, la rivincita per il mondiale con Malinga nel palasport di Ferrara pieno».

Tanta palestra, ma anche tanta boxe vista in tv...

«Sì, la guardo e faccio il mio cartellino di ogni match: Carlo voleva che diventassi giudice! Spesso toglievo l’audio, per non farmi influenzare dal commento, ma da quando c’è Alessandro a fare il commento tecnico, non posso più farlo: quando torna a casa, m’interroga e, se non l’ho ascoltato, mi sgrida!».

E sa riconoscere i campioni...

«Quando vidi Calambai la prima volta, lo segnalai subito a Carlo, per certi versi somigliava proprio a lui. Tornammo a vederlo combattere a Bologna, poi sappiamo tutti cos’ha fatto in carriera. E lo stesso accadde con Monzon: quando lo vidi, dissi che Benvenuti non avrebbe avuto scampo...».

Com’è Alessandro come commentatore televisivo?

«È bravo, onesto. È chiaro che il suo cuore batte sempre per il pugile italiano, ma non mistifica, non imbroglia. La prima volta che ha fatto il commento tecnico è stato per le World series: ho seguito tutto e mi sembrava di averlo seduto vicino, a commentare come se fosse a casa».

La boxe ha un futuro?

«Sì, ha trovato una nuova strada, la gente la segue e, soprattutto, ci sono tanti giovani, il pubblico non è anziano come qualche tempo fa. Spero sarà così anche sabato».

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