Semplici applaude la sua Spal
Lega Pro. Il mister ha parlato di grande maturità. E i fatti hanno premiato le sue scelte
FERRARA. Leonardo Semplici ha ragione. O meglio: ha avuto ragione. Una volta di più. Su tutta la linea. Prima, durante e dopo. La partita e la netta vittoria della Spal sulla Lupa Roma, sabato, portano il marchio di fabbrica dell’allenatore biancazzurro. Che a fine gara ha sottolineato la prova di maturità del suo gruppo, e che grande squadra abbia per le mani. O che prova da grande squadra la Spal abbia fornito (anche) al cospetto dei laziali. Ciò che il tecnico ha omesso di dire, è quanta parte di merito abbia avuto in tale performance.
Preparazione e opzioni
Anticipiamo la facile obiezione. Che è questa: la Lupa Roma è robetta, il test non è attendibile.
Si, è vero: abbiamo visto una squadra scarsa, ultima e formato colabrodo non per caso. Ma, spesso, le squadrette si rivelano tali, o possono essere etichettate così, a posteriori, dopo che le si è affrontate e battute. Di scontato c’è nulla, e la storia del calcio - anche in relazione alla Spal - rammenta quante volte un avversario modesto abbia causato le sorprese più grandi. Nel 4-1 del “Mazza” sulla Lupa, i meriti dei biancazzurri sono sembrati nettamente più numerosi, e degni di sottolineatura, dei limiti altrui.
Semplici la partita ha iniziato a vincerla in settimana, quando ha costantemente martellato su alcuni concetti base: «Abbiamo tutto da perdere». «Guai sottovalutare gli avversari». Potevano sembrare affermazioni scontate, banalità di maniera, frasi fatte tipiche del mondo del calcio. Invece erano sacrosante verità. Il messaggio ripetuto all’infinito e mandato forte e chiaro anche all’ambiente esterno, il continuo appello alla concentrazione e l’intensità degli allenamenti quotidiani - di pari passo con la ricettività del gruppo - hanno sortito l’effetto desiderato. Magari non c’era bisogno di tanta insistenza, in ogni caso l’interpretazione della partita è stata pari a quanto auspicato Grande serietà, grande applicazione, grande volontà di imporre la propria superiorità, dimostrandola con i fatti. Dall’inizio alla fine.
Quanto alle scelte, sarebbe ipocrita negare che hanno sorpreso le iniziali esclusioni di Cellini e di uno tra Silvestri e Giani in difesa centrale: entrambi in panca, dentro Ceccaroni al debutto dall’inizio. Sorpresa non in relazione al valore dei sostituti (Finotto e Zigoni in avanti, scusate se è poco...), ma di chi è rimasto fuori. Una mini-rotazione evidentemente ragionata, e che ha - anche questa - dato ragione a Semplici: Ceccaroni ha fatto una partitona, Finotto e Zigoni - oltre alla prova - sono andati entrambi in gol. L’allenatore, inoltre, ha promosso pure gli esordi assoluti di Capezzani e Posocco, ed ha messo dentro anche Ferri (autore del meraviglioso quarto gol). Lasciamo perdere il minutaggio, il messaggio è stato un altro: non un contentino, ma il modo intelligente per gratificare anche i più giovani, farli sentire pienamente partecipi del successo, del progetto, per coinvolgerli, per dar loro fiducia, per riconoscerne l’impegno e le qualità.
Primi centri stagionali
Non è tutto. La Spal ha segnato 4 gol (top stagionale in una gara), avrebbe potuto realizzarne molti altri, ha mandato a rete quattro uomini diversi, ha issato Finotto sul trono dei cannonieri di squadra (sottobraccio con Cellini), ha visto tre giocatori (Di Quinzio, Zigoni e Ferri) centrare il loro primo bersaglio stagionale (con una valenza particolare, se vogliamo, per Zigoni che si è sbloccato), con un totale che adesso parla di 14 gol suddivisi tra 6 uomini. Altro particolare: sono state conquistate numerose punizioni dal limite, e quella convertita da Di Quinzio ha fruttato la prima rete stagionale direttamente da calcio piazzato. Applausi. Per tutti.
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