L’occhio esperto di Duran «Ci sarà da divertirsi»
Sabato la grande riunione al Pala Hilton Pharma: boxe vera e spettacolare
FERRARA. Il pedigree del campione è noto alle platee. Non sarà stato accontentato, quando chiedeva «datemi De La Hoya», ma la sua carriera sul ring è costellata d’imprese fantastiche. Comprese due vittorie iridate con Malinga, “la rosa di Soweto” «che aveva due ferri da stiro al posto delle mani», e Murray, bianco ma pure lui sudafricano. Una montagna di titoli italiani, diversi match per la corona europea e un’intera carriera passata nei pesi welter. Poi, nel 2002, l’addio alla boxe e l’inizio di un nuovo percorso, che l’ha portato a essere apprezzato insegnante della noble art e commentatore televisivo. Anche sabato, per Dee Jay Tv, Alessandro Duran sarà chiamato al commento tecnico.
Cosa commenterai?
«I match di Caccia e Matano, e, credo, quello di Turchi, che l’emittente terrà come riserva, se i due clou finissero prima del limite. La riunione sarà trasmessa in differita, dopo mezzanotte e mezza, e questo per l’organizzazione è una fortuna: chi è interessato davvero, viene a vederli al palasport».
Com’è fare il commentatore televisivo?
«Meno faticoso e impegnativo che fare il pugile! Credo che sia la cosa più dura che ci sia, il pugilato come lo intendo io, come l’ho sempre fatto e mi è stato insegnato: enormi sacrifici, enormi rinunce, ma anche soddisfazioni irraggiungibili. Commentare è un divertimento, descrivi quello che vedi».
Con qualche inconveniente...
«È un’arma a doppio taglio, ultimamente sono stato attaccato anche duramente per i miei commenti, ma se un pugile italiano perde giustamente contro uno straniero, non posso dire diversamente. Poi, posso sbagliare, ma commento è con l’onestà e la serietà di sempre».
Cosa ti aspetti di commentare sabato sera?
«Mi auguro di commentare sempre le vittorie degli italiani. Poi, spero in combattimenti seri, veri, belli dal punto di vista tecnico».
Il clou sarà il titolo internazionale Ibf fra Matano e Klappert.
«Marcello è cresciuto, sia tecnicamente che tatticamente; l’avversario tedesco ha un bel record e verrà a Ferrara per cercare di conquistare il titolo. Con Matano sul ring il match c’è sempre, almeno dal punto di vista agonistico salta fuori. Dobbiamo anche avere l’onestà intellettuale e sportiva per dire che un titolo intercontinentale non è un europeo o un mondiale».
Però è un trampolino: se vince, Matano farà la semifinale mondiale Ibf a Las Vegas.
«Questo è il pugilato di oggi, che mette in palio tante cinture, tanti titoli. Guardiamo la mia carriera: se perdevo il titolo italiano, dovevo ricominciare da quello. Caccia, ha perso un match in 6 riprese, ha avuto il mondialino subito. È il prosieguo della carriera che dà il valore di quello che sei. La semifinale mondiale a Las Vegas? Io, al posto suo, punterei prima all’europeo, ma queste sono valutazioni del manager. A volte ci si fa abbagliare dal nome, dagli Stati Uniti. Ci sono stati pugili che ci sono andati e sono tornati indietro scoprendo che l’America era qui in Italia».
Certo che detto da uno che è andato a Chicago per debuttare fra i professionisti...
«Ma la mia è una storia completamente diversa: io ho debuttato a 18 anni, e qui in Italia non si poteva; l’ho pagata con 18 mesi di squalifica, nemmeno con il doping ti danno una punizione del genere... Però, se hai lasciato un bel segno in carriera, vieni ricordato: la gente mi ferma ancora per strada, mi riconosce».
L’altro match clou è l’italiano dei welter fra Caccia ed Espsito.
«Alessandro è in crescita. La sua grande forza e bravura, dopo una sconfitta prima del limite, è aver ripreso il cammino con grande umiltà. Quando è stato portato a Milano al teatro Principe contro De Donato, è stato fatto più per il suo avversario che per Caccia: giocava in casa, ex campione italiano, portava pubblico. Lì Alessandro ha dimostrato il suo valore»
E adesso?
«Ha conquistato il titolo italiano in un minuto e mezzo, un match che ha fatto scalpore: adesso deve confermarsi. Il titolo italiano è vero, io ci sono particolarmente affezionato, è il titolo che ti apre tutte le porte. Combatte in casa, dopo tanti anni, e da campione: speriamo non paghi lo scotto dell’emozione, della tensione di combattere davanti al pubblico amico. Se fa le cose per bene, il match a un certo punto sarà in discesa e non escludo che arrivi un’altra vittoria prima del limite, visto che ha la fortuna di picchiare con tutte e due le mani».
Prima, ci saranno tanti giovani sul ring.
«Sono il futuro, la speranza, non solo a Ferrara, ma per il pugilato professionistico italiano e il suo rilancio con i Neo Pro. Mancano due pezzi grossi come Iuculano e Musacchi, entrambi infortunati, ma saranno match interessanti».
Raccontaceli.
«Tiganas è una ragazzo giovane, in crescita, che ho visto combattere recentemente a Roma, vincendo per ferita dell’avversario alla 4ª ripresa. È molto forte fisicamente, se dovesse vincere sabato sera, andrà in finale per il titolo italiano della Lega Pro».
Poi, il derby.
«Sì, con due ragazzi che sono uno l’opposto dell’altro. Cristofori ha qualità innate, grande velocità di gambe, buoni riflessi, però deve dare concretezza alla sua azione. Zagatti è un monumento alla volontà, al sacrificio, al coraggio: tutto quello che fa e riesce a conquistare è con l’allenamento in palestra».
E il debutto di Bentivogli.
«Ha dei numeri, un bel fisico, anche lui con grandi riflessi, veloce per la categoria. È maturato molto dal punto di vista umano negli ultimi due anni, penso che anche lui possa avere delle belle soddisfazioni».
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