«Marcello è un diesel e dopo i primi round ha dato il meglio»
Il maestro Croce e il trionfo costruito in palestra «All’errore della terza ripresa ha subito replicato»
FERRARA. «Io iniziavo la boxe, lui iniziava a fare l’allenatore: siamo cresciuti insieme». Alla vigilia del match che lo ha visto trionfare e confermarsi campione intercontinentale Ibf dei superwelter, Marcello Matano svelava questo particolare del rapporto che lo lega a Roberto Croce. Il suo maestro, il suo allenatore, il grande appassionato di pugilato che ha portato ai vertici nazionali la Ferrara Boxe e che sta conducendo il “suo” ragazzo a traguardi ambiziosi. C’è tanto anche di Croce nella vittoria di sabato sera, arrivata dopo una terza ripresa drammatica: «Avevamo impostato match sulla corta distanza, o sulla lunga, ma mai nella media: Klappert lì, con il diretto destro e il gancio sinistro, i suoi colpi preferiti e più potenti, avrebbe prevalso. Nell terzo round è successo: ha preso in pieno Marcello, che piegato le gambe. Per fortuna ha avuto la prontezza di abbracciarlo, di appoggiarsi a lui, passando i secondi il ko è stato evitato. Klappert cercava di liberarsi e colpire ancora. Poi, dopo 20/30 secondi di scambi sulla corta distanza, Marcello ha colpito con un gancio destra alla nuca e Klappert a sua volta stava per andare giù».
Da lì in poi, Matano non ha più sbagliato: «Sì, è riuscito a tenere la corta e la lunga distanza e ce l’ha fatta, lavorando sempre al corpo. Non ricordo se all’ottava o nona ripresa ha messo un montante sinistro al plesso solare: Klappert si è arreso fisicamente e psicologicamente, pur provandoci sino alla fine».
Un Matano cresciuto tanto: «Nella preparazione atletica è formidabile, è atleta prima di tutto, professionista, fa due allenamenti al giorno, con il cuore, come se fosse il match. Per il pugilato che fa è necessario, è un demolitore, cresce ripresa dopo ripresa. Le prime riprese per lui sono le più pericolose, ha bisogno di scaldarsi, entrare nel match. Purtroppo proprio alla terza ha preso questi colpacci qua, due o tre. Ma dalla quarta in poi, martellando al corpo e al viso, non ce n’è più stato per Klappert».
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