Capitan Miccio richiama la Pff Group «Più comunicazione e più difesa»
FERRARA. La mattina della giornata libera l’ha passata a scuola. Liliana Miccio non è solamente il capitano della Pff Group, ma pure un’abile istruttrice di minibasket. «A Palermo, sabato scorso,...
FERRARA. La mattina della giornata libera l’ha passata a scuola. Liliana Miccio non è solamente il capitano della Pff Group, ma pure un’abile istruttrice di minibasket.
«A Palermo, sabato scorso, abbiamo cominciato malissimo - dice l’esterna biancorossa -, dopo di che, pur non essendo ancora un gruppo amalgamato, riusciamo a unirci nei momenti difficili: cosa super. Bisogna essere maggiormente attente, non possiamo cominciare le gare come a Palermo».
In cosa dovete ancora migliorare?
«Dobbiamo difendere e parlare di più. In campo siamo molto silenziose, manca la comunicazione. E dobbiamo difendere di più e meglio. In attacco abbiamo molti punti nelle mani, in ogni gara sale in cattedra una protagonista differente e questo è un altro aspetto molto positivo. Dobbiamo essere più unite in difesa, vinciamo quando ci uniamo in difesa».
Come si trova da capitano?
«Mi fa molto piacere esserlo, alla fine non cambia niente rispetto a prima. Essendo una delle più esperte, per me è una responsabilità in più».
Contenta del suo avvio di campionato?
«Speriamo duri! In attacco mi prendo i miei tiri, anche se la cosa fondamentale è che giochiamo tutte con l’obiettivo di vincere: vogliamo qualificarci per la Coppa Italia, dopo di che punteremo al campionato. Insomma, vogliamo vincere ogni partita».
Sabato salirà Viterbo.
«Rispetto agli anni passati le laziali sono più forti. Conterà molto l’aspetto mentale: abbiamo l’obbligo di non sottovalutare questa gara, a noi piace molto giocare al palapalestre. C’è la paura di sottovalutare le avversarie, è capitato che l’anno passato abbiamo perso delle gare per aver sottovalutato le avversarie. Dunque, piedi per terra. È bello essere considerata la squadra da battere».
Al palapalestre, contro Viterbo (ore 20.30), arbitreranno Giancecchi e Benatti.
Lorenzo Montanari
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