Bondi, l’esperienza porta leggerezza
Basket A2. Con Jesi prova convincente. E c’è pure il mercato
FERRARA. Il bello dell’esperienza è che la pressione si gestisce meglio. Non che non si senta, semmai viene diluita con effetti meno disastrosi nell’anima. La Bondi “rullata” a Verona, sette giorni dopo sa che la partita casalinga con Jesi è uno spartiacque pericolosissimo. Un filo del rasoio: la differenza tra mantenere la navigazione o affondare. Ebbene, giovedì sera, la formazione biancazzurra è partita spavalda. Spregiudicata. Sfrontata. “Boom boom” Bucci ha messo petali di rosa sul parquet, Ibarra e Rush hanno coinvolto sin dalle prime azioni Brkic. Poteva essere un avvio teso e nervoso: invece è stata una partenza in discesa. Ferrara ha azzannato la gara con leggerezza, come se avesse alle spalle una luna di miele. Ha impedito che l’Aurora (Jesi) facesse luce sulle lacune. Dopo un paio di indizi, s’è anche capito chiaramente quanto si sospettava: questa Bondi non può competere con le quattro-cinque big del girone, mentre se sta sul pezzo con le pari livello se la gioca alla grande. Soprattutto se non sono panzer e la mettono sulle bollicine. Se è basket frizzante, la Bondi è competitiva.
Anche perché, va detto, sta cambiando pelle. Avere potenzialità offensive non significa giocare in modo anarchico. Coach Morea sta lentamente costruendo un giocattolo interessante. Il coinvolgimento ai lati dell’area di Brkic, spalle a canestro, sta diventando costante ed interessante. Il pivot usa spesso due opzioni: lo scarico per andare poi con un extra-pass a cercare Bucci in uscita dal blocco, oppure il servizio sul taglio forte di Rush. Poi, terza carta da giocare: Brkic se è marcato da un piccolo, per effetto delle rotazioni, si mette in proprio con giro e tiro. Va detto: contro team che le “vestono” bene, la Bondi produce una manovra apprezzabile. Bilanciata. Inoltre, da un paio di settimane, anche in difesa si vede lo sforzo collettivo. La Pallacanestro Ferrara non sarà mai una muraglia cinese, però almeno qualche piccola trincea che le protegga le spalle adesso si scorge. L’importante, chiaro, è conservare la concentrazione massima. Che gli svarioni sono sempre dietro l’angolo. Di conseguenza, si accettino i manrovesci con le grandi tipo Treviso e Verona, se poi con le squadre di medio livello i biancazzurri si impongono.
Intanto, la società sta valutando come intervenire per mettere muscoli ed energia. Obiettivo numero uno, allungare la panchina. Ma con un cestista che sappia stare in campo, non con un giocatore che faccia solo numero. Con una avvertenza non secondaria: fino a gennaio sarà possibile un solo intervento e lo staff non farà azzardi perché deve cautelarsi anche a fronte di eventuali malaugurati infortuni. L’altra sera è emersa la candidatura di Giancarlo Ferrero. È un classe ’88 cresciuto a Casale. Nel 2008 è stato il top player della A Dilettanti: 20.2 punti di media con Osimo ed eletto miglior Under 20 del campionato. Poi Casale (promosso in A) e due stagioni a Trapani in A2 (8.8 punti di media). Ora è in A a Varese, chiuso prima e ancora di più ora con l’arrivo di Rihards Kuksiks. Ferrero è un vero atleta, che sa tirare da fuori ma - soprattutto - capace di costruirsi un tiro dal palleggio. È però più un “tre” (dove c’è la garanzia Rush) che un “quattro”. Altro elemento in uscita dalla A è lo statunitense Davon Darrel Shelton, lui sì ala forte, che Pesaro sta liberando. Il ds estense Pasi sta seguendo ogni rigagnolo.
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