La Iaaf: è doping di Stato Ma la Russia contrattacca
Il ministro Mutko: «Nulla da vergognarsi, la Federazione ha nascosto 155 esami» Secondo i media inglesi si va verso l’esclusione del Paese dalle Olimpiadi di Rio
ROMA. In teleconferenza per decidere se dare un colpo mai visto alla Russia, o scegliere la via della clemenza. È un bivio difficile quello di fronte alla quale si trova la Iaaf, la federazione mondiale dell'atletica, chiamata a dare una risposta al rapporto choc dell'Agenzia mondiale antidoping: l'accusa è doping di Stato, con pesanti ripercussioni sulle Olimpiadi di Londra, la richiesta è di bandire gli atleti della pista russi da tutte le competizioni internazionali.
«È vero, dal 2008 la Iaaf ha nascosto i test di 155 esami antidoping: ma solo 15 erano russi», è il contrattacco da Mosca di Vitaly Mutko, potente ministro dello sport che respinge ogni ipotesi di dimissioni: «Non ho nulla di cui vergognarmi», dice. Intanto sir Sebastian Coe, neoeletto presidente Iaaf, ha convocato una riunione dell'esecutivo: la questione sul tavolo del governo mondiale dell'atletica è talmente urgente da aver costretto Coe a usare una teleconferenza - secondo la Bbc da un luogo “segreto” della Gran Bretagna e non dalla sede della Iaaf a Losanna - senza perdite di tempo per gli spostamenti dei suoi 27 componenti. Esplicito l'ordine del giorno: «Discussione su una squalifica provvisoria della federatletica di Russia come membro Iaaf».
Il sì, previsto dai media anglosassoni, sarebbe una clamorosa prima volta e comporterebbe anche l'assenza degli atleti di Mosca da Rio 2016.
Mutko ha già chiarito che nel caso del massimo della pena possibile la Russia darà battaglia legale ma non intende boicottare. La strategia del Cremlino, emersa nei giorni scorsi, è delineata: cadono le teste dei dirigenti sportivi accusati dalla Wada, difesa strenua dei responsabili sportivi, ammissione di alcune colpe ma secondarie, disponibilità a collaborare con la Wada e il Cio, rifondando l'antidoping interno. Putin ha ordinato un’inchiesta interna, e la domanda è: basterà alla Iaaf, la cui sospensione è «provvisoria» in attesa che la Russia metta ordine al suo interno?
«Noi speriamo in una decisione ragionevole e non antirussa», ha aggiunto Mutko, che nel lungo venerdì di attesa della riunione Iaaf cominciata a Losanna alle 19 ha inondato i media di messaggi, rassicuranti e al tempo stesso decisi. «Possiamo perdere una o due gare, ma per atleti dalla coscienza pulita perdere le Olimpiadi o i Mondiali sarebbe vera stupidità». La pensa allo stesso modo un rivale politico, ma ex alleato sportivo, quel Sergei Bubka che saltò oltre i limiti dell'asta prima per l'Unione Sovietica e poi dal '93 per l'Ucraina: dopo aver sfidato Coe per la guida della Iaaf, ora ne è vicepresidente. Nel lungo consiglio dell'atletica mondiale, è lui la voce degli innocentisti.
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