È morto Nicolini In società dall ’85 e presidente fino al 1989
FERRARA. La Spal piange Francesco Nicolini. La notizia della morte dell’ex presidente è giunta ieri mattina. La scomparsa del geometra milanese ha colto di sorpresa anche chi gli era più vicino,...
FERRARA. La Spal piange Francesco Nicolini. La notizia della morte dell’ex presidente è giunta ieri mattina. La scomparsa del geometra milanese ha colto di sorpresa anche chi gli era più vicino, nonostante Nicolini non stesse bene già da tempo.
Se n’è andato un autentico gentiluomo, una persona integerrima, d’altri tempi, tanto serio da apparire quasi burbero ed invece di squisita gentilezza, attento, premuroso, ricco di stile. A lungo dirigente dell’Inter, molto legato a Sandro Mazzola, amico di Mariolino Corso e Roberto Boninsegna, Nicolini era approdato a Ferrara a fine giugno del 1985, rilevando la Spal - unitamente al vice-presidente biancazzurro Rossatti ed al socio milanese Tamborini - da Primo Mazzanti. Nella prima stagione spallina Nicolini figurava come amministratore delegato (Renato Cipollini era il d.s.) ed anche Mario Macalli, futuro presidente di Lega Pro, sarebbe stato per breve tempo vicino alla società. Con il defilarsi di Tamborini, Nicolini dopo i conflitti con Rossatti (divisi dalla scelta di Mazzola al posto di Galeone) assunse la presidenza nel 1986 e restò in carica fino al 1989.
Nicolini va ricordato come un dirigente che sapeva di calcio. Con lui e Cipollini arrivarono tanti buoni e ottimi giocatori, da Paradiso a Perinelli, da Doni a Chiappino, da Rotella a Primizio e Nardini, da Foglietti al “genio” Fermanelli, senza dimenticare Vianello, Colombo, Valoti e Pellegrini, Fontana, Gattuso e Brescia. La Spal fu ad un passo dall’avere degli squadroni, dall’ambire alla B, ma Nicolini da solo non poteva reggere gli oneri di gestione e per questo sacrificò i pezzi migliori, prima Perinelli e Fermanelli poi non dando seguito alla rimonta della squadra di Gibì Fabbri, finendo per vivere il tribolato torneo 1988/89 che portò alla retrocessione in C2. Preferì le critiche ad una gestione economicamente dissennata. Era onesto, rigoroso. Nicolini passò la mano cedendo la Spal ad Albersano Ravani nell’estate del 1989, per (in lire) 1 miliardo e 700 milioni .
Appassionato, molto attento al settore giovanile, si sobbarcava anche due trasferte nella stessa domenica per seguire sia i ragazzi che la prima squadra. Nicolini era una bella persona ed un grande dirigente. Non sempre, non da tutti, è stato capito. Quando la Spal giocava a Sesto, a Monza, a Crema, a Como, ad Alessandria, lui in tribuna c’era sempre, continuava a seguirla con la proverbiale discrezione.
Gli sia lieve la terra. (p.n.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
