La crisi delle ferraresi Zero colpi in 10 gare di due campionati
Dilettanti. Male l’ultima giornata in Eccellenza e Promozione Zibelli: «La crisi economica incide e serve più pazienza»
FERRARA. Il calcio ferrarese è in crisi. È il fanalino di coda in regione. Ferrara, ad esempio, è l’unica provincia emiliano romagnola a non avere almeno una squadra in serie D. C’è dell’altro, e più delle parole sono eloquenti le cifre: domenica, tra Eccellenza ed i due gironi di Promozione, le dieci partite che hanno visto impegnate le “nostre” squadre si sono chiuse con un bilancio di 0 vittorie, 6 pareggi e 4 sconfitte. In Eccellenza, Argentana, Sant’Agostino, Portuense e Copparese occupano quattro delle ultime sette posizioni; la Centese è ultima in Promozione B; in Promozione C, le migliori ferraresi - Mesola e Codifiume - sono settime a -13 dalla vetta; il Reno Centese è a -15; il Gualdo Voghiera è quint’ultimo ed il San Carlo terzultimo.
Ci siamo rivolti ad un addetto ai lavori, fuori dalla mischia, quindi con occhio lucido, obiettivo ed attento, per saperne di più. Massimo Zibelli è stato sontuoso attaccante ed è allenatore di lungo corso. mentre aspetta una nuova panchina all’altezza delle sue aspettative («In estate mi sono tirato fuori dalla mischia per una scelta personale, adesso sono alla finestra in attesa della proposta giusta»), ecco come giudica la realtà del nostro calcio dilettantistico:
«Seguo tutto, sono aggiornato, ed è con rammarico che constato le difficoltà - innegabili - del nostro movimento. Ferrara è la Cenerentola della regione».
Non è il caso di soffermarsi su una squadra piuttosto che sull’altra, le problematiche sono generali. Quali le cause?
«Intanto va detto che la crisi economica - con riflessi pesanti sulla realtà imprenditoriale - a Ferrara e provincia è particolarmente sentita, e ciò ovviamente si ripercuote anche sul movimento calcistico. I club romagnoli hanno più entrate, contano su un maggior numero di sponsor. Ed anche in Veneto, per guardare oltre... confine ma qui vicino a noi, ci sono superiori possibilità di investimento, così come la voglia di farlo. Le mentalità sono diverse».
Quella ferrarese incide sulla zoppìa del nostro calcio?
«Sicuramente. I nostri dirigenti, globalmente, non vantano la pazienza tra le loro virtù principali. Raramente valorizzano l’operato degli allenatori, non attendono la crescita che può venire dal lavoro, dopo due o tre sconfitte i tecnici vengono già messi in discussione, e questo non mi sembra giusto, e nemmeno proficuo».
Vede vie d’uscita?
«Per ora, francamente, no. Va cambiata la mentalità, e servono maggiori investimenti a favore dei settori giovanili, che andrebbero potenziati e valorizzati. Il nodo principale è lì, non vedo altre soluzioni».
Ma le nostre squadre, in Eccellenza e Promozione, sono così scarse come si potrebbe evincere dai risultati complessivi?
«È evidente che ci sono problematiche varie, nelle quali non mi permetto di entrare non vivendo personalmente le singole realtà. Detto ciò, mi auguro che chi sta lottando in fondo alle rispettive classifiche possa salvarsi, risollevarsi. Oltretutto non penso che i club ed i calciatori ferraresi siano sprovvisti di qualità, anzi. Ad inizio stagione avrei scommesso sulla probabilità di veder recitare da protagoniste almeno due delle nostre rappresentanti in Eccellenza. Ritengo comunque che la stagione possa ancora essere raddrizzata, ponendo le basi per un futuro di maggiori soddisfazioni».
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