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Grassi, un ingresso «con un solo filo di gas»

Grassi, un ingresso «con un solo filo di gas»

Guidava i camion, giocava a pallone. Poi un infortunio e una gara vista a Monza Il codigorese: «Ora mi occupo di gomme e della benzina per la Ducati di Petrucci»

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CODIGORO. È entrato in Moto Gp «con un filo di gas» e a 39 anni è al top, ma ha la testa ben piantata sul collo. Ha un carattere schivo e riservato e non ama la luce dei riflettori. È il codigorese Morris Grassi, attuale Fuel&Tyres Technician di Octo Pramac Racing nel team di Danilo Petrucci e si occupa delle gomme, della benzina e della lavagna durante i gran premi. Morris è un uomo chiave, che lavora ai box, ma da lui dipende la sicurezza del pilota e il buon funzionamento della sua moto.

«Ho iniziato nel '99 quando, giocando a calcio, mi sono infortunato. Non potendo correre sono andato a Monza a vedere una gara di campionato italiano con il papà di un amico e ho incontrato un suo amico che mi ha proposto di lavorare per loro in un team privato, visto che oltre ad intendermi di gomme facevo il meccanico e guidavo il camion. Dopo una settimana mi hanno chiamato e sono partito ed è stato il mio primo colpo di fortuna».

«Fino al 2001 ho lavorato con loro - prosegue Grassi - , poi di punto in bianco il team ha deciso di ritirarsi. Un giorno, rientrando da una gara, mi sono fermato a lasciare il curriculum a Maranello e alla Ducati. Dopo nemmeno una settimana mi telefona una ragazza chiedendomi se ero interessato a lavorare in Ferrari e mi sono ritrovato in Formula 1 dopo qualche mese come aiuto meccanico, autista e gommista a tempo pieno. È stata una esperienza di lavoro eccezionale: ho imparato tanto, sia dal punto di vista professionale, lavorando a stretto contatto con l'ingegnere di pista, sia personale dovendo assumermi da subito responsabilità sui pneumatici che dovevo gestire da solo. Ero nella squadra test e sviluppo, ma ho seguito anche la gara a Montecarlo».

Dopo la Formula 1 è approdato in Superbike e dal 2015 in Moto Gp.

«Ho lavorato anche con Michael Shumacher e poi sono passato in Superbike dove ho vinto con Troy Bayliss il mondiale del 2006 e del 2008, con Michel Fabrizio e Noriuki Aga nel 2011. Quando la Ducati si è ritirata, sono passato alla Bmw Italia con Ayrton Badovini e Charles Davis, per rientrare con lo stesso Davis in Ducati ufficiale. Fra il 2014 e il 2015 ho sostituito un collega in Moto Gp e fatto Indianapolis e Brno con Cal Crutchlow, per approdare al Team Pramac Ducati di Danilo Petrucci».

La giornata tipo?

«Il venerdì prima delle gare si effettuano i test e si lavora dalle 9 alle 17, fra gomme e benzina. Arrivi in pista almeno due ore prima del turno e cominci ad “accendere” le gomme per mandarle in temperatura. Quando si scaldano, parli con l'ingegnere di pista che ti dice quanti chili di benzina devi mettere nella moto in base a quanti giri il pilota deve fare. Quando rientra al box devi fare il rabbocco, aggiungendo tot chili per avere il riferimento sui consumi. Si decide poi che pressione fare sulle gomme anteriori e posteriori, si preparano le gomme prima che la moto esca dal box e si prende la pressione».

«Io faccio l'interlocutore fra il box e la pista, mi occupo delle mescole e della lavagna durante la gara. Il pilota lo vedo poco, ma interagisco con lui per tutta la durata del gran premio, dandogli i tempi, i distacchi sul giro e altre informazioni a seconda del settaggio che mi detta l'ingegnere di pista Daniele Romagnoli e l'ingegnere elettronico Cristian Battaglia».

Come ha vissuto il dopo gara di Valencia?

«È stato un momento decisamente impressionante. La gara è finita con la pista completamente in silenzio, quasi non ci fosse pubblico. In questo sport c'è un grande gioco di squadra». (fe.ac.)

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