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I muscoli di Marquez sono nelle mie mani

I muscoli di Marquez sono nelle mie mani

L’argentano Castelli è uno degli angeli del circuito

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LONGASTRINO. È stato soprannominato uno degli “angeli” del motomondiale quando lavorava, e lo ha fatto per sette anni, nella clinica mobile alla corte di Claudio Costa, il dottore dei piloti per antonomasia e da cui ha imparato tutto. È Paolo Castelli, classe 1963, originario di Longastrino nel comune di Argenta, uno dei tre ferraresi che, dal 2005 lavora a fianco dei piloti della due ruote. Fisioterapista e osteopata, Castelli, da due anni a questa parte, si dedica ai fratelli Marquez: Alex che corre in Moto 3 e Marc in MotoGp.

Dalla clinica mobile con Simoncelli ai fratelli Marquez. Ci racconti come è andata...

«Sono un motociclista della domenica e come tale vedevo incidenti di medie e gravi entità quando andavo in giro per circuiti. Un giorno vidi le prove del sabato dove un pilota, sbattendo a terra, si fece molto male, ma il giorno seguente si schierò in griglia pronto a partire come se nulla fosse. Così contattai il dottor Costa, feci un paio di gare di prova ed entrai in pianta stabile in clinica mobile, prima per curiosità professionale a livello di traumatologia; poi, dopo il suo ritiro, mi dedicai ai piloti. Il mio primo pilota fu Marco Simoncelli, che ho seguito fino al drammatico incidente del 2011, e poi, da due anni a questa parte, seguo i fratelli Marquez, Scott Redding e Mika Kallio. Sono tutti giovanissimi: potrei essere il loro padre o fratello maggiore. Si è sempre a stretto contatto con loro, dal giovedì alla domenica, e ci sono momenti in cui si lasciano andare a confidenze durante il lavoro fatto insieme al punto che si diventa anche amici».

Qual è la sua giornata tipo?

«Il giovedì, quando le moto sono ferme, facciamo il punto della situazione, a seconda da quali allenamenti vengono o da che fuso orario: lavoriamo sul rilassamento e lo stretching. Il venerdì mattina, almeno un'ora prima delle prove in pista, si lavora su diversi fattori, ma è il pomeriggio che si fa di più. A fine giornata, dalle 15, si prepara la seduta globale di un'ora e mezza con un massaggio rilassante, agendo sulla parte del corpo che viene sollecitata a seconda delle caratteristiche del tracciato. Il sabato si è già in clima gara e si lavora sullo stretching e sul rilassamento. La domenica, durante il warm-up, si valuta lo stato fisico e la tensione emotiva. Se ci sono emergenze, bendaggi funzionali o terapia del dolore, ma in genere ne fanno poca perché, come diceva il dottor Costa, “il pilota rende di più se sente male, perché è più attento e concentrato”».

Cosa chiedono i piloti al loro fisioterapista?

«Sono dei veri atleti, attenti a quello che mangiano, alla loro preparazione atletica, fisica e mentale. Vanno in palestra tutti i giorni, lavorano duramente e sono fisicamente sempre al top per guidare le moto di adesso. Devono recuperare velocemente se cadono e non possono permettersi di stare fermi».

Come ha vissuto il duello fra Valentino Rossi e gli spagnoli? Come ha reagito Marquez?

«Marc si è sentito tradito dagli attacchi mediatici che ha subìto. È un ragazzo d'oro, onesto e combattivo, buono d'animo e leale. Ha uno sguardo intelligente da far paura e lo conosco da quando ha esordito in Moto 3: quando sale in moto è talmente competitivo che non vuole rimanere dietro a nessuno. È un campione e certamente non ha avvantaggiato Lorenzo. È caduto molte volte e sa cosa vuol dire rialzarsi e poi ha una moto molto difficile: a serbatoio pieno è inguidabile, ma a fine gara fa delle cose da panico. Ha vissuto tutta la tempesta sollevata dall'ultima prova mondiale come un'offesa. Marc è cresciuto emulando Valentino Rossi e non si sarebbe aspettato un attacco del genere da parte del suo idolo. Tutto questo clamore non c'entra con lo sport. Marc sta alle regole, gioca leale e corre per vincere. Valentino ha sbagliato come Zidane, anche i grandi campioni commettono errori».

Dietro a un grande campione c'è anche il valore della famiglia.

«Indubbiamente. È una famiglia molto intelligente: il padre, da quando i figli avevano 5 anni, li ha messi in condizione di prendere scelte autonome, relegandosi al posto di osservatore e intervenendo solo quando era necessario. Entrambi i fratelli, Marc e Alex, volevano fare i piloti. Marc segue il fratello più piccolo in tutte le gare della Moto 3, gli dà consigli, è molto istintivo, mentre Alex è più razionale. Ma da questi ragazzi ho imparato tanto, come la determinazione nel raggiungere un obiettivo e la passione per il lavoro. Sono giovani imprenditori oltre che grandi campioni, che gestiscono un impero finanziario e la loro immagine. A differenza dei loro coetanei, e parliamo dei ventenni, sanno bene cosa faranno da grandi. Anche Marco Simoncelli ha un posto speciale nel mio cuore. Era un ragazzo d'oro. Aveva molte cose in comune con Marc, a parte la sensibilità, così come il carattere, la gentilezza, l'attenzione e l'educazione verso il prossimo».

Duecento giorni lontano da casa. Viene ancora a Ferrara?

«Finché vivrò questa passione continuerò a fare questo lavoro, anche se per seguire il motomondiale i giorni lontani da casa, si fanno sentire. A Ferrara esercito ancora il mercoledì e molti dei miei pazienti non sanno che lavoro faccio. Vivo a Ravenna e ho anche uno studio a Imola. Ma questo mondo è la mia vita e la mia passione».

Federica Achilli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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