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Spal, la Coppa è un fastidio Ko dopo Mantova e Reggio

di Paolo Negri
Spal, la Coppa è un fastidio Ko dopo Mantova e Reggio

Lega Pro. Sarà un caso ma vale la pena rifletterci. Ora va ripresa la corsa

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FERRARA. A distanza di quattro giorni dalla sconfitta interna nel big match con il Pisa, ci chiediamo ancora come la Spal abbia potuto perdere quella partita. Un interrogativo alimentato dal primo tempo della gara. Perchè, al netto della qualità (Varela su tutti), dei valori, della quadratura e del cinismo dei toscani, nel corso della prima frazione abbiamo visto la Spal forse più scintillante di questo campionato. Una superiorità evidente, contro un avversario messo sotto nel gioco e nelle occasioni, e che mai ha impensierito la porta biancazzurra.

Il vento come può essere rapidamente mutato da un tempo all’altro? Non siamo a caccia di alibi per la Spal, ma alla ricerca di una spiegazione, utile anche per inquadrare meglio il futuro.

Si possono isolare gli episodi. Dall’infortunio di Branduani a fine primo tempo (con gli eventuali dubbi che ne sono seguti) all’errato rinvio di Cottafava che regala il corner da cui nasce il pareggio pisano (il capitano - autore di un’ottima partita - di solito in quelle circostanze rilancia sempre, lunedì invece gli è capitato di svirgolare il pallone).

Si può discutere di tattica, e se il mister pisano Gattuso vede la chiave di lettura della gara nella marcatura di Varela su Castagnetti (curioso assai: l’uruguagio ha brillato per qualità, dribbling, capacità di ribaltare il fronte, di andare in profondità, per il gol, per la bravura nell’illuminare; anche se è vero che il suo posizionamento mutava il modulo toscano tra fase offensiva e difensiva), potremmo ribattere che - al contrario - la sostituzione di Castagnetti ha tolto equilibri, geometrie e calma in mezzo al campo.

Si può opinare che le due sconfitte patite finora dalla Spal sono arrivate contro Maceratese e Pisa, cioè contro le due immediati inseguitrici, e questa constatazione potrebbe insinuare un dubbio sul reale spessore complessivo dei biancazzurri.

Si può mettere l’accento sul black out di inizio ripresa, con due gol subìti rapidamente (al 3’ ed al 10’) ed in particolare il primo a mutare l’andamento della gara, la condizione psicologica. Essendoci un precedente (sempre al “Mazza”, con L’Aquila, pareggio di Sandomenico al 2’ della ripresa, prima che la Spal tornasse in vantaggio e vincesse), sarà bene non sottovalutare il ripetersi di tale incidente, e farne tesoro.

Ma riteniamo che valga anche la pena riflettere su un altro particolare: le due sconfitte della Spal, contro Maceratese e Pisa, sono arrivate entrambe dopo gli impegni di Coppa Italia: il ko nelle Marche ha fatto seguito alla gara infrasettimanale di Mantova (con tanto di tempi supplementari), quello con i nerazzurri è venuto dopo il match serale di Reggio Emilia.

Solo un caso, una coincidenza? Pensiamo di no. La Coppa Italia, per quanto obiettivo più o meno da non snobbare, a nostro avviso dà fastidio, condiziona. In un caso come nell’altro la Spal ha giocato gare a distanza ravvicinata, tre nello spazio di otto o nove giorni. E’ vero che c’è stato turn over, è vero che non vogliamo parlare di fatica e che il calo visto alla distanza col Pisa è stato dovuto più ad un dispendio di energie nervose che non ad una stanchezza atletica vera e propria. Ma è anche innegabile che alcuni elementi hanno giocato sia a Savona che a Reggio e col Pisa (Ceccaroni e Spighi), che Cottafava è stato titolare a Savona e col Pisa ed è entrato contro la Reggiana, che Zigoni ha giocato dall’inizio in Liguria ed al Mapei Stadium ed ha fatto il suo ingresso lunedì scorso, che Beghetto ha disputato l’intera partita a Savona e Reggio ed è entrato contro il Pisa. Su qualcuno, insomma, gli impegni possono aver pesato.

Ma al di là di ciò, con la Coppa ti alleni diversamente, la programmazione è tutta diversa, è più un gestire che lavorare come d’abitudine. Ripetiamo, è un’ipotesi, è una riflessione, è un’opinione. Non la giustificazione del ko col Pisa. Che però non deve far mettere tutto in discussione. L’importante è voltare pagina, pensare al Santarcangelo, ripartire forte. E’ nelle difficoltà che si coglie la forza di un gruppo.

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