Una cintura per due Simona va all’assalto
Galassi: «Per battere la Chavez meno pensieri e più azione»
FERRARA. Appuntamento sabato 12 dicembre, fra otto giorni a partire da oggi, a Città del Messico. Rendez vous sul ring con Yessica “Kika” Chavez, in palio la cintura mondiale Wbc dei pesi mosca, nell’ambito della convention femminile del World Boxing Council che si terrà a Tijuana dal 10 al 13 dicembre. Simona Galassi, alla bell’età di 43 anni, torna a dare l’assalto a un titolo iridato, che fu già suo e che ora è detenuto dalla 27enne messicana. E fra qualche giorno ci riprova, dopo aver fallito di un soffio l’assalto al medesimo titolo ma nella categoria di peso superiore e per la sigla Ibf, il 26 giugno scorso a Manerva del Garda, contro l’argentina Debora Dionicius, pure lei 27enne.
Yessica “Kika” Chavez, messicana, ha un record di 24 vittorie (4 ko), 4 sconfitte (mai per ko) e 3 pareggi e per lei sarà la prima difesa dopo aver strappato il titolo alla connazionale Arely Mucino lo scorso settembre. Simona Galassi, guardia destra, 43 anni, da professionista ha 23 vittorie (4 ko), 4 sconfitte (1 ko) e 1 pari, con un palmares “spaventoso”: campionessa del mondo Ibf 2011 e 2012 nei super mosca, campionessa del mondo Wbc 2008, 2009, 2010 e 2011 nei mosca, campionessa europea Ebu 2007, 2013 e 2014 sempre nei pesi mosca.
Ieri la “ragazzina”, come l’ha soprannominata Alessandro Duran, suo maestro e, ormai, anche suo manager, è venuta a trovarci in redazione per l’intervista alla vigilia della partenza, fissata per lunedì prossimo.
Simona, iniziamo dal giorno del tuo compleanno, il 27 giugno. Eri reduce dalla sconfitta ai punti con la Dionicius...
«È stato un bel match, con un verdetto molto amaro. Era stato difficilissimo portare quella sfida per il titolo mondiale in Italia e andare a combattere con un taglio fresco di una settimana ha richiesto anche un grande lavoro psicologico...».
Come? Un taglio? Dove? Quando?
«Sei giorni prima del match, stavo facendo guanti e mi è arrivata casualmente una gomitata sotto l’arcata sopraccigliare destra: mi si è aperto un taglio lungo e profondo. La Dionicius era già partita dall’Argentina per venire in Italia, se fosse saltato il match non l’avremmo più potuto fare qui, quindi siamo andati da un chirurgo, che mi ha ricucita, dandomi punti interni ed esterni, rendendo il taglio poco visibile. No, non lo sapeva nessuno: trucco pesante, occhiali scuri, per fortuna era estate e non ci fece caso nessuno. Ma io lo sapevo e rischiavo che al primo pizzicotto si aprisse. Nelle prime riprese l’ho pagato, stavo attenta, poi sono andata bene nella seconda parte del match».
Ma non è bastato...
«Una sconfitta di misura, al termine di un match ben disputato: è stato difficile da accettare. Il pubblico mi ha supportata dall’inizio alla fine, in ogni momento, non mi era mai capitato in carriera. La conclusione con quei 2 punti di differenza è stata dura da accettare: doveva essere un capolavoro, ma non è arrivato».
Aver dovuto combattere in una categoria di peso superiore al tuo ha influito?
«Ho dovuto accettare il compromesso dei supermosca, nella mia categoria nessuna accettava di venire in Italia, così ho dovuto prendere la più forte».
Cosa vi siete detti tu e Duran?
«Abbiamo vissuto intensamente tutto quell’ultimo periodo, poi Ale è andato in crisi: il giorno dopo doveva partire per andare a commentare un altro match in tv, ma ribolliva di pensieri... Non ci siamo detti tante cose, solo che avevo fatto un bel match, che ci poteva stare anche la vittoria, molti l’hanno vista così: la Dionicius aveva fatto tanto lavoro, ma io avevo messo i colpi più efficaci. Ci siamo dati tempo, ma un match così non t’induce a dire basta: c’ero, l’età non ha fatto la differenza, dal punto di vista tecnico avevo dominanza su un’avversaria così brava. Abbiamo deciso di andare in vacanza e vedere se ci sarebbe stato un futuro insieme».
E quel giorno compivi 43 anni... Ma quando hai iniziato con la boxe?
«A 24 anni con gli sport da combattimento, come kick boxing e thay boxe, poi a 28 con il pugilato».
Tardi, quindi, eppure hai avuto una carriera lunga e costellata di grandi soddisfazioni.
«Sì, sono stata la donna dei record del pugilato per tantissimi anni, non solo in Italia: al mondo, da dilettante, sono stata l’unica a vincere tre ori».
Non ti è passata la voglia?
«No, questo è uno sport che ti entra nella pelle, la tua vita gira attorno a quello: impari un certo tipo di alimentazione, ti alleni anche se non ci sono match vicini... Piuttosto, mi sono chiesta spesso se continuare per le difficoltà organizzative».
Com’è venuto fuori questo mondiale, il tuo, nel tuo peso, e che hai già vinto?
«È tutto nostro, ce lo siamo costruiti da soli io e Ale. Abbiamo preso contatti: il presidente Wbc ha sempre avuto molto rispetto per me, quindi abbiamo contattato gli organizzatori messicani e ci hanno dato questa chance. Certo, senza regali: la conferma del match è arrivata solo un mese prima della data, solo da qualche giorno sappiamo che combatteremo in altura a Città del Messico».
Troppo poco per prepararti al meglio?
«I contatti sono iniziati a settembre e io, nella mia pazza ottimistica voglia, mi ero fatta l’idea di combattere a fine dicembre: ho dovuto adattare la preparazione di poco. Certo, ho dovuto stringere i tempi quando abbiamo avuto conferma (il 18 novembre scorso, ndr), ho avuto quei 15 giorni in meno del previsto: è stata più dura dal punto di vista fisico, certo, ma così mi sono risparmiata energie mentali. Mi sento pronta. L’altura è un po’ un’incognita, ma il preparatore Davide Carli si è informato su come adattare l’integrazione e superare anche questo piccolo ostacolo. Partiamo lunedì mattina, qualche giorno per adattarsi c’è, poi sto usando una maschera apposta in allenamento, che riduce l’apporto di ossigeno».
Cosa sai della tua avversaria?
«È sicuramente esperta, ha alle spalle già 11 titoli mondiali disputati, è una delle punte di diamante della Wbc. È più piccolina di me, 5/6 centimetri in meno. Ha un buon ritmo, come tutte le messicane sa picchiare, a livello tecnico è meno completa di me: lavora molto sui ganci, non ha tante traiettorie strette come posso avere io sui diretti e i montanti».
Quindi, come imposterai il match?
«Tutto sta nel fare il mio ritmo, e non farle fare il suo. Poi, come dice il mio amico Duran, per andare là a vincere, bisognerà fare dell’altro: si sa che si sale sul ring partendo da 3 o 4 punti da rimontare contro la detentrice del titolo. Devo essere più spregiudicata, rischiare, dire “o io o lei”, metterla in difficoltà su un terreno che è meno mio».
Preoccupazioni? Pensieri?
«In questo momento, no: mi voglio concentrare, lasciare fuori le titubanze, che magari hanno influito su altri match. Non devo pensare a tante cose, ma andare lì, menare e fare anche più di quello che so fare. Meno pensieri e più azione!».
Sarà anche una sfida di bellezza...
«È sbagliato il cliché dei pugili maschiacci. Fuori dal ring ci sono anche quelle che prestano la propria immagine a sponsor... Loro, poi, ci tengono molto a mettere in risalto anche quegli aspetti lì. Io? Il minimo sindacale! Mi curo il giusto, poi mi piace essere comoda e non perderci troppo tempo».
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