Quel giorno Ticchi ubriacò la sposa Il Club rinviò la festa
Nel 2008 il coach, che oggi guida Imola, rallentò il salto in A E nel 2006 McKie tolse la Coppa con l’Andrea Costa
DI MARCO NAGLIATI. Ferrara fa l’intima conoscenza di Giampiero Ticchi (attuale allenatore dell’Andrea Costa) il 6 aprile del 2008. Il Club ha appena battuto l’Imola a Faenza (guarda la coincidenza), all’epoca pilotata da Alberto Martelossi (toh, che incroci il basket). Una partita da romanzo, conquistata dai bianconeri di Valli 84-77 dopo una rimonta pazzesca. Scattata quando i bianconeri erano sotto di venti punti. Dal rischio delusione al paradiso: la promozione in serie A. Il matrimonio sportivo del secolo. Caserta crolla a Pistoia, Ferrara sbanca - appunto - il parquet di Imola. È il 12º successo consecutivo. Ha quattro partite da giocare, gli basta vincerne una. Crovetti contiene a stento i brividi sulla pelle: «Ho visto l’emozione negli occhi della gente». Ecco, tre giorni dopo al PalaSegest, in cui non entra uno spillo, arriva il Rimini di Ticchi. Sornione, il coach: «Incontreremo una sposa pronta per salire sull’altare della serie A. L’affrontiamo il giorno dell’addio al celibato, speriamo di ubriacarla».
Il Club ad un passo dalla storia. Beh, otto secondi dall’Olimpo: al culmine di una partita logorante, una tripla di Mutombo porta finalmente avanti gli estensi. Si alzano urla, braccia, palpitazioni... Il palasport perde fisicità, diventa una bolla di emozione sospesa. German Scarone attraversa il campo, tira in precario equilibrio e sbaglia uno dei pochi tiri della sua straordinaria gara farcita di leadership (7/11), su quella palla vagabonda arriva Rashad Bell (fino ad allora 6 punti e 2/7) che brucia proprio Mutombo ed in tap-in rimanda a casa la sposa (77-78). Il matrimonio, quel giorno, non si farà. Ticchi aveva portato il vino. Il Club sarà promosso otto giorni dopo a Fabriano.
Ferrara fa la ruvida conoscenza di Imola, con la quale per ragioni di vicinorietà geografica c’era una pregressa rivalità, il 5 marzo del 2006. Semifinale di Coppa di Legadue, organizzata al PalaSegest. Anche qui, fatale è l’attimo. Una rimessa laterale contestata cambia il libro mastro. Il Clubo sempre avanti, romagnoli sempre attaccati. A ventiquattro secondi dalla sirena, Ghiacci passa a Thomas: l’imolese Hicks tocca, eppure l’arbitro Quacci dà palla a Imola. Sotto di un punto. Sfera al satanasso McKie, che in quel campionato sarà un tormento: la guardia prende palla, si mette in proprio ed in entrata insacca il sorpasso: 87-86. Mancano cinque secondi: il povero Darby ci prova, Brkic lo stoppa (sì, proprio il David oggi alla Bondi ma allora all’Andrea Costa). Il derby non vive di carezze.
Nell’era Bulgarelli (la 4.0 del basket estense) i confronti diretti sono soltanto due. L’incrocio dei tempi “moderni” è dell’anno scorso ed entrambi li conquista Ferrara. E figurarsi se non c’è epica. Il 15 ottobre 2014 Furlani è in difficoltà, la Mobyt è discontinua. Imola (ora la governa Ticchi) la maltratta, sta davanti. Di molto. Poi arrivano i due minuti da mosca al naso. Di pura trance agonistica. Esaltanti. Tripla di Ferri, tripla di Casadei, gancio di Hasbrouck, libero di Amici. In centoventi secondi il ribaltone vincente e l’adrenalina impazzita: 77-75. Quattro moschiettieri e «la vittoria del cuore» sussurra un provato Furlani. Il ritorno si gioca il 22 gennaio di quest’anno. La Mobyt adesso è nelle mani di Martelossi e i biancazzurri sono reduci dal cocente ko interno con Treviglio (dopo due overtime). Ticchi qualche giorno prima ha accusato un lieve malore, temporaneamente head coach è Lorenzo Dalmonte, figlio del Luca infinitamente stimato a Ferrara. Solita battaglia, ma nell’ultimo quarto i “gemelli” Ferri-Benfatto salgono sul proscenio. Terza vittoria esterna di fila per i ferraresi (86-78), il primato dista solo quattro punti. Stasera nuovo faccia a faccia. E non ci sono matrimoni in agenda.
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