Il soldato Ryan al supermercato E Palumbo scatena l’inferno
L. asciamo perdere il finale della partita di domenica. Mettiamolo tra parentesi, permettiamo che svanisca senza eccessivi sbuffi dal raggio della nostra memoria. Salviamo il soldato Ryan, come si...
L. asciamo perdere il finale della partita di domenica. Mettiamolo tra parentesi, permettiamo che svanisca senza eccessivi sbuffi dal raggio della nostra memoria. Salviamo il soldato Ryan, come si perdona e si compiange quel marito che per forza deve andare a comprare un cespo d’insalata, inopinatamente perde la trebisonda e si ritrova sballottato nel traffico di un centro commerciale, nel pieno degli acquisti natalizi. Troppo poco spazio e troppe braccia avversarie per tirarci fuori i punti della vittoria. È andata così.
Allo stesso tempo incameriamo e salvaguardiamo l’atmosfera del palazzo. Un pubblico di casa partecipe e davvero tifoso, finalmente rispecchiatosi in Losi e compagni, a loro volta in campo senza risparmiarsi: un’adozione ormai completa, il feeling è arrivato a maturazione. Un pubblico di Imola carico a molla, spicchio caldo e appassionato dopo qualche anno di troppo passato tra anonimato e amarezze (la ruota gira, cari cugini, e magari gira nel verso giusto, versante Bondi, al ritorno). Prima della palla a due, la premiazione di Erik Rush, sugli scudi grazie al suo novembre al “top” (e chi dice che simili cerimonie portano iella farà fatica a ricredersi, visto il punteggio finale a tabellone). Poi il bel tributo in ricordo perenne di Enrico Brandani, grande innamorato della pallacanestro. Nell’intervallo, i bimbi a palleggiare e tirare col solo desiderio di giocare e divertirsi. Nei frangenti decisivi del match, un gladiatorio Palumbo a scatenare l’inferno coi piedi sulla balaustra (occhio però Vincenzo, lo diciamo preoccupati per la tua salute). Immagini, istanti, sensazioni...
È andata anche, se non soprattutto, così. Quell’ora e mezza a masticare canestri: ne siamo schiavi, una servitù volontaria da cui nonostante tutto non ci si libera facilmente. Come troppo schiavi siamo della televisione e in prospettiva dello streaming sul web: al diavolo, una volta tanto, detto senza tecnofobia. Meglio la tribuna, la curva, la gradinata, il parterre. Pure un sottoscala, se avesse mai un ferro rotondo e una retina penzolante.
Fabio Terminali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
