Ora ne sono fuori ma a volte penso di essere ancora nello spogliatoio
MASI SAN GIACOMO. Luglio 2013. Squillò il telefono: era Walter Mattioli. «Mi chiamò una sera - racconta Barigozzi -: il giorno seguente sarebbero andati dal notaio per acquisire la Spal. Pensai bene...
MASI SAN GIACOMO. Luglio 2013. Squillò il telefono: era Walter Mattioli. «Mi chiamò una sera - racconta Barigozzi -: il giorno seguente sarebbero andati dal notaio per acquisire la Spal. Pensai bene e male. Bene perché sarebbe rimasto qualcosa della Giacomense. Male perché non sarebbe più esistita la squadra grigiorossa». Tra dolore e nostalgia per quella favola terminata una notte d’estate, vi è consapevolezza per una scelta inevitabile. «Obiettivamente, l’operazione andava fatta. Abbiamo giocato cinque anni in Seconda Divisione. Dopo l’ultimo campionato prima della riforma, dove arrivò la salvezza con anticipo, se non vi fosse stato il passaggio con molta probabilità saremmo retrocessi sparendo dai professionisti e continuando nei dilettanti».
La successione tra una piazza e l’altra fu anche formale. «Il Consiglio era composto da dieci soci, compresi Mattioli, Simone e Francesco Colombarini. In sette abbiamo ceduto le quote a Bulgarelli. Dopo quel passaggio, lo stesso Walter venne da me dicendomi di non preoccuparmi. Il mio posto ci sarebbe sempre stato. Sono rimasto altri due anni». Barigozzi ha chiuso nel maggio scorso col ruolo di accompagnatore ufficiale biancazzurro, sempre presente in panchina al fianco dei quattro mister succedutisi alla guida tecnica. Durante il ritiro era presente sia ad Auronzo, sia ad Udine, ma i suoi compiti erano già stati affidati ad altri. «Un mese fa ero andato a Reggio Emilia per seguire la gara di Coppa Italia contro la Reggiana. Ma trovarmi là senza far nulla, senza alcuna mansione... Ero a disagio. Nessun problema coi giocatori e nemmeno con Semplici e Consumi, coi quali ho un ottimo rapporto. A volte vado a letto e sogno di essere ancora negli spogliatoi che sto facendo qualcosa». Le due stagioni in biancazzurro sono state positive, lasciando altrettanti buoni ricordi. «Davo una mano in sede quando c’era bisogno. Ogni tanto vado a ritrovare gli amici che ho dentro la società biancazzurra, seguendo quasi sempre le gare interne al Mazza».
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