Andreotti lucida l’argenteria «Questa Pff è super»
Basket A2/F. Il dirigente è il motore di un team vincente «Ambiente maturo e la rosa migliore della nostra gestione»
FERRARA. Vicepresidente. Direttore sportivo. Addetto stampa. E non solo. Questo e anche di più è Fabio Andreotti, dirigente factotum della Pff Group capolista imbattuta nell’A2 femminile. Abile giocatore di golf, Andreotti da anni è nel mondo del basket, anche lui crescendo di pari passo con la squadra biancorossa. «La pallacanestro mi è sempre piaciuta - racconta davanti a un caffè in centro città -; così mi sono avvicinato per dare una mano, anche se “nasco” in altri sport. La vera crescita ed esplosione c’è stata con l’arrivo del presidente Pietro Ferranti. L’obiettivo, mio e degli altri dirigenti, è riuscire a combinare la vera vita lavorativa con l’impegno della pallacanestro. Ognuno di noi cerca di portare le competenze del lavoro “vero” dal punto di vista organizzativo in società: aumentano le responsabilità, pertanto diventa importante creare uno staff che sia autonomo. Dobbiamo mettere assieme più persone che s’interessano di Bonfiglioli».
L’anno passato siete andati ad un passo dalla conquista della Coppa Italia e dalla finale per la promozione in A1. Quest’anno avete di nuovo raggiunto le finali della Coppa Italia e vinto 12 gare su 12. È la Bonfiglioli più forte degli ultimi tempi, quella di quest’anno?
«Sicuramente sì, anche se siamo andati crescendo anno per anno. Però per completezza di roster, maturità dell’ambiente nel suo complesso e per qualità delle giocatrici siamo la Bonfiglioli più forte. Abbiamo atlete come Macarena Rosset che pare a Ferrara da una vita, in realtà è una giocatrice di caratura internazionale. Nell’insieme, quando giocano, si vede buona pallacanestro femminile».
Il segreto del successo di quest’anno?
«Dal punto di vista tecnico, la profondità del roster ha fatto molto. Il secondo aspetto è l’aver guardato anche la qualità delle persone, oltre che l’aspetto tecnico. Il terzo punto è la crescita gestionale, come quella della cura dei dettagli: chi viene a Ferrara deve essere pronto a giocare esclusivamente a basket, senza altri turbamenti. In un torneo tecnicamente impoverito, le prossime gare rappresentano un bel banco di prova per la squadra».
Parliamo degli ultimi allenatori che hanno guidato la squadra?
«Abbiamo cercato negli ultimi anni persone che vivessero molto la società: ecco le felici scelte di Francesco Iurlaro e Giuliano Stibiel. Anche Paolo Andreoli ci ha dato molto, a lui siamo grati. Credevamo molto in Gigi Piatti, ma i problemi familiari l’hanno distratto un po’: a lui puntavamo. A quel punto siamo andati su coach meno esperti, ma desiderosi di vivere a 360º la società. Trovare i profili di Iurlaro e Stibiel ci ha fatto crescere».
Cosa rappresenta la qualificazione alle finali della Coppa Italia per il secondo anno consecutivo?
«Le contendenti saranno “belle” agguerrite, come Broni e La Spezia. Sarà una bella manifestazione: una bellissima vetrina, unica nel proprio genere. Emozionante sarà giocarla nuovamente. L’anno passato eravamo la cenerentola invitata al grande ballo. Quest’anno abbiamo maggiore pressione; la mia speranza è che possiamo riuscire a gestire bene l’evento, comunque vivendolo come una festa».
Se le diciamo Serie A1, cosa risponde?
«È una possibilità. Desiderio a cui aspiriamo e a cui ci vogliamo fare trovare pronti, dal punto di vista economico e organizzativo. Se vuoi fare bene le cose, devi crescere a livello organizzativo: abbiamo ancora alcune lacune. La squadra non si tirerà indietro, ci vorrà anche fortuna, ma sono certo che non ci faremo trovare impreparati».
Gli obiettivi a breve-medio termine?
«Consolidarci tecnicamente, facendo crescere le giovani di Ferrara. Collegato a questo, radicare di più la squadra in città, che adesso ci è abbastanza distante. Dobbiamo sicuramente fare qualcosa per appassionare le persone al basket femminile, che è differente da quello maschile. Di sicuro anche noi diamo emozioni. L’obiettivo è creare di nuovo l’ambiente che si respirava ai tempi del “vecchio” Basket Ferrara».
Mai come quest’anno le giovani di Ferrara, in sostanza Caterina D’Aloja, Mery Nako Moni e Lucia Missanelli, stanno avendo a disposizione minuti importanti.
«Le nostre giovani sono cresciute molto. Ci hanno messo tanto del loro e la nostra società ha contribuito a non mandarle allo sbaraglio, considerandole delle pedine importanti ma non fondamentali, così da non mettere troppa pressione su di loro. Stanno rispondendo abbastanza bene. Ciò che dobbiamo ancora capire da loro è se vogliono diventare giocatrici per davvero, sfruttando ogni singolo momento dell’allenamento per crescere. Naturalmente siamo contenti di ciò che stanno facendo, soprattutto dal punto di vista mentale».
Lorenzo Montanari
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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