«Cus, il rugby è passione: dobbiamo ritrovarla»
Serie B. L’allenatore Marzanati fa il punto. Situazione difficile, pochi giocatori e grinta che non c’è
FERRARA. Tempo di bilanci di fine anno per la Txt Cus Ferrara rugby. A parlare è il tecnico Massimiliano Marzanati, che ha il duro compito di cercare di portare la barca bianconera nel porto della salvezza. «Vorrei dire grazie a tutte le persone che mi accompagnano in questa stagione mettendoci la faccia ogni domenica e ogni allenamento, rinunciando ai propri affetti, ai propri impegni e mettendo per ottanta minuti da parte anche i propri dolori che il lunedì mattina ricompariranno più insistenti e martellanti. Il bilancio sullo stato attuale (ultimo posto in classifica con un solo punto fatto in 9 giornate; ndr) va fatto analizzando sia la disponibilità di risorse umane utilizzabili sia il loro lato caratteriale».
«Ad agosto Rubbi (il tecnico cussino trasferitosi poi a Parma per lavoro: ndr) ed io avevamo manifestato perplessità su una rosa corta di 28 giocatori - ricorda Marzanati -, sul fatto che non eravamo coperti in tutti i ruoli e che mancava qualche giocatore d'esperienza per poter traghettare i nuovi innesti provenienti dall'Under 18 e dalla seconda squadra nel campionato di serie B. Ad oggi i problemi ipotizzati si sono rivelati fondati: una rosa corta che non ci permette di lavorare con un'opposizione, che non ci permette di dare turn over ai giocatori infortunati. Uniamo al tutto l'abbandono per motivi di lavoro di Giganti, trequarti sul quale la scorsa stagione si era investito tantissimo, di Paolo Bassora che aveva fatto vedere nelle poche partite disputate di essere un buon mastino. Proseguiamo con Gianluca Pasa e Filippo Busi dei quali non sappiamo ad oggi i tempi di recupero dagli infortuni».
Sembra una rosa con troppe spine... «Sono i numeri delle presenze agli allenamenti che più di tutti tolgono qualità e abbassano la nostra prestazione alla domenica. Nel periodo novembre-dicembre della scorsa stagione si programmavano lavori al mercoledì per 45 persone in campo; ad oggi allenamenti di reparto non vengono più programmati: si fanno se le persone sono presenti al campo. Eppure ci sono persone che vengono al campo e si dicono disponibili, ma poi per vari motivi non riescono a garantire in che giorno verranno ad allenarsi o se addirittura saranno presenti alla domenica. Ma che senso ha un rugby fatto così?».
Già, lei che senso trova? «Una sera i ragazzi mi hanno chiesto quali fossero le motivazioni che spingevano il minatore gallese o il portuale di Marsiglia ad andare al campo, quale fosse il mio rugby da giocatore e come è diventato il mio rugby da tecnico: quel rugby che mi spinge a rimanere al campo fino a tardi a parlare di pallaovale. Questo sport per me è tutto o niente, non esistono le vie di mezzo. Eppure vedo persone che stanno nel mezzo, persone come Villoresi, Dario Sesto, Filippo Bregoli, Centaro, dei quali non capisco come possano essere dentro ma allo stesso tempo fuori. Loro, ma tutti quelli che sono nella lista giocatori, li invito ad esser “dentro” e a venire al campo».
«L'aspetto caratteriale della squadra mi ha preoccupato tantissimo - ribadisce Marzanati -. Con i Caimani ci siamo fatti “sottomettere” e da li sempre peggio. Nonostante tutto sento che questo gruppo è pronto per affrontare e far sua la sfida salvezza, ma senza la voglia di sacrificarci ad ogni allenamento, senza la determinazione a voler raggiungere un obiettivo, ogni progetto tecnico risulta vano. Dobbiamo semplicemente essere veramente decisi a vincere le partite con le nostre dirette concorrenti. È ancora possibile farlo e ci proveremo: il 17 gennaio arriverà la Bassa Bresciana ed è una di quelle partite da vincere per dare una svolta».
La sezione cussina come sta affrontando la situazione? « Antonio Spaccamonte come al solito ha saputo stupirmi regalando una rosa alla cena del rugby a tutte le donne presenti in sala; stupirmi perché con piccoli gesti mi ricorda sempre che la relazione umana deve essere al centro del nostro rugby non professionistico: salda l'appartenenza ad una società e ad un gruppo. E Matteo Boccardo è una grande rivelazione per me nel ruolo di team manager. Con la sua presenza e concretezza nell'affrontare i problemi, la chiarezza nei rapporti con i giocatori, risulta essere un grande capitale umano sul quale la società deve investire per il futuro».
Dario Cavaliere
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