Brighi, epopea targata Ferrara
Basket. Papà Stefano giocò nella storica Malaguti promossa in A. I figli sono alla Bondi e alla Tramec
FERRARA. Nel mondo dei pionieri si palleggiava sul cemento, davanti a tribunette che stentavano a contenere la passione. E canestri di altezza variabile. Ma è quando si vive in terra di frontiera, che si semina. Nel 1981 una squadra di basket si spostò da San Lazzaro, colonizzando Ferrara. Nacque la “leggenda” della Moto Malaguti, che diventò Mangiaebevi. Quel lavoro, figlio di una giovinezza spensierata, ha creato una tradizione che ha attraversato ere cestistiche: Pallacanestro Ferrara, Semper, Basket Club e ancora Pallacanestro Ferrara ora di Fabio Bulgarelli. In quella formazione, che 35 anni fa fece innamorare una città, c’era Stefano Brighi. Riminese, nato il 19 maggio ’61. Ala-pivot, casacca numero 6. Nelle foto d’epoca si staglia fiero, con una cascata di capelli ricci, di fianco a Daniele Bonora. Il signor Stefano, l’altra sera, era al Pala Hilton Pharma per assistere a Bondi-Ravenna. Perché capita che si cresca e si diventi padre, che i figli giochino a basket. Seguendo la passione paterna. Accade di rado, semmai, che il primogenito (Lorenzo) giochi nella Tramec Cento, il secondogenito (Antonio) sia della Bondi. Una chiusura del cerchio che solo la vita, ed un casuale lancio di dadi, sanno gettare sul parquet: il papà protagonista nella storica prima promozione in A2 di Ferrara (1981/82), i figli che adesso difendono uno i colori estensi e l’altro quelli centesi. Un tiro di schioppo nel centro delle emozioni.
Stefano Brighi ora è un omone dalla sciolta e simpatica cadenza romagnola (vive a Cesenatico). Segue i pargoli dalla tribiuna: «Posso dire una cosa? Vedere giocare i figli è una sofferenza centomila volte maggiore rispetto a quando sei tu in campo. Non so gli altri genitori, ma per me è un’emozione forte. Si può ben capire...». Brighi senior ora promuove eventi, opera nel marketing. Ma la “palla al cesto” gli fa sempre pulsare il sangue. «Ero un pivot e un’ala forte. Appena avevo 20-30 centimetri di spazio tiravo: grazie a Dio avevo una discreta mano. Non ero possente, compensavo con la tecnica. E il “tirino” frontale mi piaceva. Lo dico anche ai miei figli: “Se avete spazio, tirate”. ». Quello di Stefano Brighi è un romanzo che attinge a piene mani nel romanticismo sportivo ferrarese. Sorride: «Aprimmo un capitolo nuovo. E il fatto che in tanti ancora rammentino la Moto Malaguti è significativo. Io venivo dal vivaio di Rimini, giocai anche in A. Arrivai a Ferrara in prestito, allora c’era il vincolo. Poi tornai a Rimini, quindi Ravenna, Montecatini con Michelini e tanta serie B: quella categoria mi si cuciva sulla pelle».
Ecco, estate 1981: San Lazzaro decide di trovare spazio e seguito. Sbarca a Ferrara e gioca in B. Verrà promosso in A2: secondo con 23 vinte su 30. Davanti, solo Bergamo. «Quel gruppo era composto da grandi amici. Molti provenivano dalle giovanili dell’Alco Bologna, si conoscevano da sempre. Nessuno era professionista: chi studiava, chi lavorava (tipo Albertazzi e Monari; ndr)... Allenamenti a San Lazzaro, il venerdì rifinitura al PalaPalestre. Tanti di quei viaggi con una nebbia che si tagliava... L’amicizia fu un fattore in più: una miscela vincente. Esaltava le doti che c’erano. Cose sottili che hanno un valore molto grande».
Passo dopo passo conquistaste una città. «A Ferrara c’era la Spal e stop - ricorda Stefano -; il palazzetto era un po’ bruttino, tanto è vero che la nostra promozione indusse il Comune a costruire un nuovo impianto. Sì, fummo dei pionieri. La stagione ci crebbe in mano? Oddio, oddio... Dentro di noi le ambizioni non mancavano: quella A2 non cadde dal cielo». Ci racconta Calamai, il coach con la sciarpa? «Insegnava, anche lui non allenava a tempo pieno all’epoca. Ma era un professionista assoluto, preparatissimo. Curava i dettagli, gran conoscitore di basket. Lo stimavamo, c’era un rapporto di fiducia. Lui non si metteva sul piedistallo. E si conti che non c’erano i mezzi di oggi: scouting, dvd, osservatori... Ci allenavamo solo alla sera». Trentacinque anni dopo, ecco la magia. Lorenzo va a Cento, Antonio a Ferrara... «Tutto piovuto dal cielo, un fulmine a ciel sereno. Lorenzo è strafelice: da quando è arrivato, la Tramec le ha vinte tutte. Conosce Giordani ed è in fiducia. Quanto alla Bondi... Mi dispiace per le due sconfitte al fotofinish. Antonio deve trovare equilibrio, capire la differenza tra la B e la serie A. Prenderci le misure. In B portava palla senza problemi».
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