«La Spal ha in mano il proprio futuro»
Il grande ex: niente euforia ma è molto più forte delle altre
FERRARA. Era in tribuna al “Paolo Mazza” anche poche settimane addietro. La Spal l’ha vista più volte, la categoria la conosce eccome. Ruben Buriani, grande ex biancazzurro (oltre che di Milan, Roma e Napoli...) è uomo di fiducia e osservatore di Pantaleo Corvino al Bologna, e per il club rossoblù batte spesso anche i campi della Lega Pro.
Buriani, che Spal sta vedendo?
«Ben diversa da quella della scorsa stagione. O, almeno, da quella del girone d’andata di quel campionato. All’epoca ero stato critico, adesso devo riconoscere che la società - all’alba di questo torneo - ha lavorato bene. Mossa fondamentale la conferma dell’allenatore, che ha potuto contare sulla conoscenza reciproca con buona parte dell’organico, dare indicazioni sui nuovi da inserire, e dare seguito alle proprie idee. Il club poi ha operato al meglio, ha fatto cose sensate e programmate. Così i risultati stanno arrivando».
Le prospettive dei biancazzurri? All’orizzonte c’è la B?
«La Spal è più forte delle sue rivali. Nel girone A c’è un livello globale più competitivo, la qualità-media del raggruppamento è superiore a quella del girone B, ma ciò toglie nulla ai meriti della Spal. Ai biancazzurri bisogna solo dire bravi, ed è giusto che tornino in B a distanza di tanto tempo. Se non lo fanno quest’anno, poi diventerà tutto più difficile, tremendo. Ma la società ha sicuramente pianificato bene tutto quanto e mi auguro che la Spal venga promossa, a discapito del mio amico Rino Gattuso: vedo che il suo Pisa ha fatto acquisti importanti ed è sicuramente la rivale più temibile, però la Spal è favorita».
Cinque punti di vantaggio, alla vigilia del girone di ritorno, che cosa significano?
«Poco, nel senso che sono una partita e mezza. Molto, perchè chi è in vantaggio può permettersi qualche sbaglio mentre chi è dietro no: se il Pisa dovesse scivolare a -8 accumulerebbe un ritardo di rilievo. Al di là di ciò, non servono tanti discorsi, il “succo” è semplice: la Spal ha in mano il pallino del gioco, deciderà lei il suo futuro. Non vorrei solo che smarrisse la strada a causa di un eccesso di prematura euforia, ma ritengo che la dirigenza sappia tenere monitorata la situazione ed evitare un rischio del genere. Per il resto, la Spal è nettamente superiore alle rivali».
Cosa la colpisce maggiormente?
«La forza della squadra. Non propone un calcio trascendentale, spumeggiante, ma non ne ha bisogno. Sa che gli avversari fanno fatica a segnarle un gol, e - per contro - sa che una rete prima o poi la trova: l’inserimento di un difensore su un calcio piazzato, la zampata di Zigoni, la scaltrezza di Cellini... I risultati sono questi, e sono i numeri che contano».
In giro cosa ha visto di buono?
«Non tantissimo. Ho apprezzato soprattutto l’ottimo calcio del Sudtirol di Giovannino Stroppa. In A poi... Ho seguito Carpi-Udinese e posso dire che se ai miei tempi avessi giocato come molti bianconeri, mi avrebbero cacciato via il girono dopo... Ma è così, ritmi blandissimi quasi ovunque, eh sì che non giocano ogni due giorni. E se non hai Messi, almeno dovresti correre...»
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