Alla Spal serve più concretezza
Lega Pro. Non ha sfruttato superiorità e palle gol. Da rivedere pure la mentalità della ripresa
FERRARA. Fatti, e non opinioni. Queste ultime sono contestabili: «È stata una partita difficile contro la squadra più forte del campionato. All'inizio si era anche messa male. La Spal sa quello che vuole, sa come ottenerlo e quasi quasi ci stava riuscendo... Fino all'1-1 abbiamo giocato solamente noi... abbiamo cercato di ridimensionarli con l'organizzazione di squadra. Tranne il gol, non hanno tirato in porta mai. Noi ci abbiamo provato più volte, invece, e c'erano anche due rigori a nostro favore non concessi».
Giovanni Lopez, allenatore della Lucchese, al termine della partita di sabato sera, terminata 1-1 al “Porta Elisa”, si è espresso così. Ma la sua è stata una versione di parte. Molto di parte. Perchè tutto si può dire tranne che la Spal abbia tirato in porta solo in occasione del gol del vantaggio di Finotto. Anzi, se il primo tempo fosse terminato 3-0 per i biancazzurri (o 3-1, visto come Contini si è disteso sul tiro di Terrani), ci sarebbe stato nulla da dire. Oltre alla rete, Finotto ha avuto altre due chiare occasioni, al 3’ ed al 42’. Poi, mettiamo nel conto le azioni-conclusioni della Spal ad inizio ripresa, e le due clamorose palle-gol agli sgoccioli della gara, sull’1-1.
È errato e non veritiero affermare che la Spal non ha prodotto, e che non ha gioco (come affermavano negli spogliatoi diversi addetti ai lavori, lucchesi e non solo), e che punta solo su difesa e contropiede. Il problema, semmai, è contrario: i biancazzurri non sempre sfruttano la loro supremazia.
Nel primo tempo di Lucca la Spal si è mostrata largamente superiore, sotto ogni profilo: tattico, tecnico, collettivo, individuale, fisico. C’è stato un momento in cui la squadra di Semplici ha dato l’impressione di poter passare ad ogni azione d’attacco, con la debole difesa di casa particolarmente friabile. Il guaio è che la Spal non ha affondato il colpo, mancando di un pizzico di precisione all’atto dell’ultimo passaggio o della finalizzazione (ed esponendosi anche due volte al contropiede). Così come non ha chiuso i conti in avvio di ripresa. In tal modo ha tenuto in vita la Lucchese, poi rianimata dalle mosse - molto tardive, ma azzeccate - del proprio allenatore. Mosse giunte in contemporanea (da vedere la relazione di causa-effetto) con il progressivo e sempre più evidente arretrare della Spal, che ha smesso di giocare, si è difesa al limite dell’area se non dentro, non è più riuscita ad articolare una manovra. Così i biancazzurri, che hanno anche regalato almeno due o tre punizioni laterali ma pericolose, si sono esposti alla pressione locale ed alla possibilità che anche una... sguerza potesse compromettere la gara. Ciò che è successo nel finale, quando l’ala brasiliana Sartore (un ragazzo del ’95 portato in Italia dal Genoa ed al suo secondo prestito in Lega Pro) ha pareggiato pochi secondi dopo il suo ingresso e, soprattutto, ha messo in croce Mora e Ceccaroni infiammando il match e facendo sbandare paurosamente la Spal. Che poi, negli spazi e sfruttando la gamba di Finotto, in extremis avrebbe ancora potuto vincere.
La Spal, insomma, può essere combattuta: due punti persi? O il pareggio è accettabile?
Con maggior concretezza sull’1-0, e con un altro atteggiamento nel corso della ripresa (e mister Semplici, dalla panchina, invitava continuamente i suoi ad avanzare il baricentro), la Spal avrebbe vinto. Resta prima, resta da sola, ha conquistato 4 punti su 6 in due consecutive e non comode trasferte toscane. Saldo positivo, tutto bene. Ma deve imparare a sfruttare certe chances. A Lucca, per come si era messa e per come si stava dipanando, c’era margine per imporsi. Ed una vittoria avrebbe avuto un impatto non trascurabile su classifica e aspetto piscologico. Proprio ed altrui.
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