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La dimenticata arte del dribbling Ma si cerca chi ne è capace

La dimenticata arte del dribbling Ma si cerca chi ne è capace

FERRARA. Nel calcio di oggi si tollera tutto, ma proprio tutto, in campo e fuori. Tutto tranne una cosa: il dribbling. E, ovviamente, chi dribbla. Non che ce ne siamo più molti che ne conoscono l’arte...

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FERRARA. Nel calcio di oggi si tollera tutto, ma proprio tutto, in campo e fuori. Tutto tranne una cosa: il dribbling. E, ovviamente, chi dribbla. Non che ce ne siamo più molti che ne conoscono l’arte. Per forza, vengono messi al bando fin dai settori giovanili. Ovvio, visto che il pavido conformismo degli allenatori - dalle categorie di base alle prime squadre - rifiuta che la qualità dell’improvvisazione, dell’istinto, del “calcio di strada”, dell’abilità, della destrezza, della fantasia, possa mutare ciò che si ha la presunzione di far dipendere da proprie ore insonni trascorse a studiare schemi a tavolino da far applicare all’intermedio con l’apporto dell’esterno basso che passa all’esterno alto (e uno che gioca nel 4-4-2 né in difesa né in attacco, cos’è? Un esterno... mezza altezza?). Non parliamo poi del popolo. Va in visibilio per un qualsiasi Polifemo, gode per O’Zappatore, si spella l’ugola per chi fa pressing alto. A questi perdona tutto. A chi invece cerca il dribbling, e magari ne perde uno, giù improperi. Si è perso il gusto dell’arte, del bello, dello spettacolo. Perchè così, nel tempo, è stato (dis)educato il popolo del calcio. Capre!, esclamerebbe il Professore. Eppure, quel “Porta Elisa” che una volta era un calderone ed ora pare una scuola d’infanzia, sabato con la Spal è tornato a ribollire solo nei dieci minuti finali, quando i guizzi, gli scatti e - guarda caso - i dribbling dell’imberbe rossonero Sartore hanno attizzato il fuoco della passione (prima alimentato solo da qualche spunto dell’ottimo Terrani, un ’94 su cui scommettere).

E, a tutti i livelli, cosa cercano, o su cosa fanno leva, le squadre quando sono in difficoltà, o quando devono migliorare in qualcosa, o quando devono dotarsi di una risorsa in più? A chi sa saltare l’uomo, a chi sa creare superiorità numerica con una giocata.

Cantona ha celebrato Pastore come il migliore del mondo (infatti non lo fanno mai giocare, e mai nel suo ruolo). Qui e là vogliono Lavezzi. Napoli sogna con Higuain ma gode con Insigne. La Roma si aggrappa all’arrivo di Perotti. E alle nostre umili latitudini il Pisa prega che non si esaurisca la vena di Ignacio Lores Varela, lineamenti Charrua e piedi magici, l’unico che ha tenuto in corsa i nerazzurri fino al recente massiccio innesto di rinforzi per tentare di contrastare la fuga della Spal. La quale Spal, dal canto suo, se farà qualcosa in queste ultime due settimane del maledetto mercato invernale, cosa cercherà? Cerca un Grassi, un Cesarini, un Cutolo. Quindi un elemento che dalla trequarti in su abbini fantasia, estro, sfrontatezza, concretezza, personalità. Quello che con una giocata sappia mutare l’ordine prestabilito. (p.n.)

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