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Spal: fuga vera, fuga da grande

di Paolo Negri
Spal: fuga vera, fuga da grande

Lega Pro. Bottino record: 44 punti in 20 gare e +9 sul Pisa. La ripresa di Pistoia vale molto

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FERRARA. Le cifre: 44 punti in 20 partite.

Il numero: 2,2 punti di media gara.

La ciliegina: 9 lunghezze (massimo vantaggio stagionale) di margine sul Pisa secondo.

Se conta la sostanza, se sono i fatti a parlare, non si deve aggiungere altro.

Se si guarda anche alla forma, allora diciamo subito che la vittoria conquistata dalla Spal sabato a Pistoia ha mandato segnali importantissimi, più che confortanti, che valgono come un successo.

Andando con ordine. Adesso quella della Spal è fuga vera. Una fuga da grande squadra. Perchè è tipico delle grandi squadre imporsi come hanno fatto i biancazzurri al “Melani”. Salendo di regime, macinando sempre più, con un secondo tempo di progressivo dominio assoluto. Perchè se è vero che la prima frazione si sarebbe potuta concludere sul 2-0 (vedi le occasioni di Zigoni e Finotto), è altrettanto innegabile che i secondi 45 minuti - per volume di gioco, per iniziativa, per ritmo, per pressione, per intensità, per superiorità, per continuità - sono stati di spessore ben diverso, nettamente più alto. La Spal del primo tempo era in totale controllo, ma dava l’impressione di poter fare di più, lasciava credere che se avesse insistito maggiormente sarebbe passata. Quella del secondo ha avuto 10/15 minuti di studio, poi ha dominato in lungo ed in largo, ha giocato stabilmente nella metà campo della Pistoiese, non ha concretizzato qualche occasione favorevole, ha reclamato tre rigori (almeno uno c’era senza dubbi, quando Lazzari è stato placcato), ha dato una dimostrazione di supremazia come è raro vedere.

La vittoria è giunta in extremis, al 90’, ma è stata sacrosanta, strameritata. E vanno sottolineati due aspetti.

Il primo: se altre volte avevamo rimarcato un certo cambiamemento - in peggio - tra una frazione e l’altra, a livello di atteggiamento, questa volta è accaduto il contrario: la Spal è cresciuta, nettamente, alla distanza. E la cosa che ha colpito in maniera più netta e favorevole è stata la personalità. Sì, si è vista una squadra di personalità, un gruppo che ha pensato e detto “ok, adesso li mettiamo lì e vinciamo”. Della gara di Pistoia, oltre al successo, è questo che bisogna tenersi caro.

Altra cosa. La lettura della gara di mister Semplici, i suoi cambi, il modulo tattico. Il tecnico ha messo le pedine giuste nel momento giusto. Se era prevedibile che Grassi partisse dalla panchina, è evidente che l’ingresso del neo-acquisto ha aggiunto molto in termini di qualità e - appunto - di personalità. Grassi fa cantare il pallone, è un vincente, e in campo ti accorgi sia di una cosa che dell’altra. Inoltre è decisivo. E lo ha confermato subito. Entrato come mezz’ala, per Di Quinzio, è stato spostato nella posizione che predilige ed in cui è mortifero: al centro, dietro agli attaccanti. E quello della Spal è diventato un 3-4-1-2. È stato e sarà un argomento supplementare. Perchè difficilmente Semplici rinuncerà alle due punte che gli consentono - vedi le caratteristiche di Finotto - di “allungare” gli avversari.

E ancora. L’inserimento di Cellini. Un quarto d’ora, ma di alto livello. Un segnale psicologico, agli avversari: il tecnico pistoiese Alvini ha detto che «quando dalla panchina si alzano ed entrano Grassi e Cellini, capisci la differenza che c’è con la Spal». E non hai scampo, aggiungiamo.

Cellini, poi, parla lo stesso linguaggio di Grassi e non è un caso che sul gol ci sia l’intuizione del primo e la firma del secondo. Bisognerà tener conto anche di ciò.

Miscelando il tutto, la Spal ha allungato: il +9 non è decisivo, ma è un bello strappo. Come dicevamo? Fuga vera, fuga da grande. Ora, però, guai fermarsi.

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